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Strage di sufi
in una moschea pakistana

· ​Cento morti per un attacco suicida ·

Islamabad, 17. È stata durissima la risposta delle forze di sicurezza pakistane dopo l’attentato avvenuto ieri sera al santuario sufi di Lal Shahbaz Qalandar a Sehwan, nella provincia del Sindh, rivendicato dal cosiddetto stato islamico (Is) e costato la vita ad almeno cento persone, tra le quali venti bambini. Un attacco al cuore di una minoranza del Pakistan.

Forze militari pakistane dispiegate nell’area dell’attentato (Epa)

L’offensiva è scattata poche ore dopo l’attacco. Almeno diciotto “terroristi” — così almeno sono stati definiti dalle autorità locali — sono stati uccisi nella notte nelle operazioni dell'esercito nella provincia del Sindh. La polizia ha poi annunciato l’uccisione di altre undici persone nella turbolenta provincia settentrionale di Khyber Pakhtunkhwa.

La dinamica dell’attentato è ancora poco chiara. Secondo fonti di stampa locali, l’attacco è avvenuto all’interno del santuario mentre era in corso la preghiera. L’attentatore sarebbe entrato nel tempio e ha lanciato una granata, per diffondere il panico. Poco dopo si è fatto saltare in aria. Sembra che abbia agito in maniera isolata; non sono stati intercettati complici. Al momento dell’esplosione all’interno del tempio c’erano migliaia di fedeli, prevalentemente famiglie impegnate a celebrare il Dhamal, un antico rituale del sufismo, una corrente religiosa musulmana considerata eretica dall’Is così come dai talebani e Al Qaeda. Come detto, a rivendicare l’attentato è stato prontamente l’Is, che in un comunicato pubblicato su internet ha lodato il gesto dell'attentatore.

Va detto che l’attentato al tempio sufi giunge in un periodo di altissima tensione nel paese asiatico. Due giorni fa vari gruppi di talebani hanno sferrato un’offensiva in varie zone. Il bilancio dell’operazione è stato di almeno 49 morti e 108 feriti, fra civili, membri delle forze di sicurezza, militanti e attentatori suicidi. 

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