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Strage di poliziotti
a Istanbul

· ​Rivendicata dal gruppo estremista curdo Tak ·

Un doppio attentato suicida, sabato notte, contro la polizia allo stadio del Beşiktaş a Istanbul si è rivelato uno dei più sanguinosi nella storia recente della Turchia: 44 morti, di cui 36 agenti, sette civili e una vittima ancora da identificare, e 155 feriti, tra cui 14 restano in terapia intensiva.

Un attacco su cui si sono sciolti anche i dubbi sulle responsabilità: dopo le accuse delle prime ore lanciate dal governo al Pkk, è giunta la rivendicazione del gruppo estremista curdo Tak non nuovo ad azioni contro le forze di sicurezza in Turchia, come le autobombe di febbraio e marzo che avevano ucciso decine di poliziotti nella capitale Ankara. Le autorità, che hanno decretato una giornata di lutto nazionale, avevano già arrestato 13 persone. Con un comunicato, il Tak spiega che anche due dei suoi militanti sono morti nelle esplosioni. L’azione viene descritta come una rappresaglia per la detenzione del leader del Pkk, Abdullah Öcalan, in prigione dal 1999, e per le operazioni dell’esercito turco contro i ribelli curdi nel sud-est, che dall’estate 2015 hanno causato centinaia di morti su entrambi i fronti. L’attacco di Istanbul è giunto mentre tutti gli occhi erano puntati su Ankara, dove l’intelligence aveva avvisato di un’autobomba del cosiddetto stato islamico (Is) pronta a colpire la folla. Diversi cortei «per dire no al terrorismo» hanno sfilato nella metropoli sul Bosforo, in un pellegrinaggio fino al luogo dell’attacco davanti allo stadio. 

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