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Strage di pellegrini a Baghdad

· Autobomba dell’Is uccide almeno 125 sciiti di ritorno dalle celebrazioni per la ricorrenza dell’Arbain ·

Alla lenta avanzata delle forze governative verso il centro di Mosul il cosiddetto stato islamico (Is) risponde con un nuovo attentato. Almeno 125 persone, quasi tutti pellegrini sciiti, sono rimaste uccise ieri nell’esplosione di un’autocisterna guidata da un kamikaze a una stazione di servizio a sud della capitale irachena, dove erano in sosta diversi pullman.

Disperazione di un uomo sul luogo dell’attentato a Baghdad (Reuters)

L’attentato, rivendicato dagli uomini di Al Baghdadi con una dichiarazione pubblicata dall’agenzia Aamaq, è avvenuto nei pressi della cittadina di Shomali, vicino ad Hilla, circa 85 chilometri da Baghdad. I pellegrini erano di ritorno dalle cerimonie svoltesi a Karbala in occasione della ricorrenza musulmana dell’Arbain, il quarantesimo giorno dopo l’Ashura, quando viene ricordata l’uccisione, nel 680 dopo Cristo, del terzo imam sciita Hussein e di 72 suoi fedelissimi e familiari. Il bilancio dell’attentato è stato fornito da fonti della sicurezza citate da Al Jazeera, secondo le quali tra le vittime vi sarebbero anche altri pellegrini stranieri, in particolare provenienti dall’Iran e dal Bahrein. L’attacco è avvenuto proprio nel giorno in cui le forze speciali irachene hanno compiuto una nuova, limitata avanzata nei quartieri orientali di Mosul, nell’ambito dell’offensiva in corso dal 17 ottobre scorso. Il generale Haidar Fadhil ha detto all’agenzia Ap che i suoi uomini hanno riconquistato i quartieri di Amn e Qahira, cercando di aprirsi la strada nel distretto densamente popolato di Zohour. Il consiglio provinciale di Ninive, di cui Mosul è capoluogo, ha intanto annunciato che i jet della coalizione internazionale a guida americana hanno compiuto ieri intensi bombardamenti, distruggendo l’ultimo ponte ancora percorribile sul Tigri che collegava la parte est della città a quella occidentale, dove i jihadisti rimangono trincerati. Mosul è ora circondata da nord, est e sud, mentre a ovest continua l’avanzata delle milizie sciite che assediano la città di Tal Afar, una sessantina di chilometri a ovest del capoluogo. Su questo fronte ieri è arrivato in visita il primo ministro, Haidar Al Abadi. La violenza, intanto, continua a segnare profondamente anche la Siria. Questa mattina almeno sei civili, tra cui quattro donne, sono morti in un raid aereo nella provincia nord-orientale di Raqqa.

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