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Strage di migranti africani
in Libia

· ​Bombardato un centro di detenzione alla periferia di Tripoli ·

Sono almeno 44 le persone rimaste uccise nel bombardamento aereo che nella tarda serata di ieri ha colpito un hangar adibito a centro di detenzione di migranti a Tajoura, sobborgo alla periferia orientale di Tripoli, capitale della Libia. La maggior parte delle vittime sono migranti africani, riportano fonti dell’Unsmil (la missione di supporto dell’Onu in Libia) riprese dalle agenzie di stampa internazionali, secondo le quali nel bombardamento sono rimaste ferite altre 130 persone.

L’interno del centro di detenzione colpito a est di Tripoli (Reuters)

La Libia è il principale punto di partenza dei migranti dell’Africa diretti prevalentemente in Europa. La missione delle Nazioni Unite ha detto che sono circa 3500 i migranti e i rifugiati che si trovano nei centri di detenzione vicini alla zona dei combattimenti e che sono a rischio.

Secondo un testimone oculare, nell’hangar dove erano detenuti i migranti vi erano circa 200 persone, e si teme, quindi, che le conseguenze dell’attacco aereo siano destinate a peggiorare.

La Libia è divisa tra due fazioni in guerra e le forze di Haftar controllano gran parte dell’est e del sud del Paese. Il Governo di unità nazionale del primo ministro, Fayez al Serraj, con sede a Tripoli e riconosciuto a livello internazionale, ha accusato le forze dell’Esercito nazionale libico, del generale Khalifa Haftar, del raid aereo su Tajoura. E in una dichiarazione ripresa dall’agenzia Afp ha parlato di attacco premeditato e preciso», denunciato come «un crimine odioso».

Il ministero dell’interno ha fatto sapere in un comunicato che chiederà alla comunità internazionale e all’Unione africana di avviare un’inchiesta. «I responsabili di questi atti criminali saranno perseguiti e affidati alla giustizia», si legge nelle nota, che riporta dichiarazioni del colonnello Mabrouk Abdel Hafiz, presidente dell’Autorità per la lotta all’immigrazione irregolare e portavoce del ministero. Haftar ha negato ogni responsabilità per quanto accaduto alla periferia della capitale.

Si è trattato del bilancio più sanguinoso relativo a un raid aereo da quando le forze del generale Haftar, circa tre mesi fa, hanno lanciato una vasta offensiva terrestre e aerea per conquistare Tripoli. La gravità di quanto accaduto risalta nelle numerose immagini pubblicate sui social relative ai morti e ai feriti.

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