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Strage di civili nell’Afghanistan orientale

· Attentatore suicida si fa esplodere tra un gruppo di manifestanti ·

I resti in fiamme di un’autobomba esplosa nella provincia di Nangarhar  (Epa)

Non si fermano le violenze nel martoriato Afghanistan. È salito ad almeno 68 civili morti, e oltre ducento feriti, il bilancio dell’attentato suicida di ieri nel distretto di Mohmand Dara, nella provincia orientale afghana di Nangarhar, a ridosso del confine pakistano. Lo ha reso noto il portavoce del governatore locale, Ataullah Khogyani, citato dall’agenzia di stampa locale Dpa.

Secondo le testimonianze, un attentatore con indosso una cintura esplosiva si è fatto saltare in aria durante una manifestazione. Oltre 400 persone stavano protestando per i presunti soprusi di un capo della polizia contro alcuni cittadini, chiedendone il licenziamento.

La strage di civili non è stata ancora rivendicata. In una nota, i talebani hanno negato ogni coinvolgimento. Nella zona sono molto attivi i miliziani del sedicente stato islamico (Is).

I terroristi dell’Is stanno intensificando gli attacchi al fine di prendere il controllo di parti del paese e, quindi, di allargare la propria potenza di azione ai paesi limitrofi dell’Asia centrale.

Contemporaneamente, due granate sono state lanciate contro altrettante scuole femminili a Jalalabad, capoluogo del Nangarhar. Gli attacchi sono avvenuti nel primo giorno dell’anno scolastico. Nessuna studentessa è rimasta coinvolta, mentre due agenti delle forze di sicurezza sono rimasti feriti.

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23 settembre 2018

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