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Strage dell’odio

· ​Dolore e sgomento dopo il massacro perpetrato da un giovane killer in un locale di Orlando, in Florida, mentre l’Is rivendica l’attacco ·

«Un atto di terrore e di odio». È con il volto tirato delle occasioni più tristi che il presidente statunitense, Barack Obama, ha pronunciato ieri queste parole per definire la terribile strage avvenuta sabato notte a Orlando, in Florida, in un locale frequentato soprattutto da omosessuali. Il bilancio parla di cinquanta persone uccise e 53 ferite, molti giovanissimi. È la sparatoria più sanguinosa della storia americana e in assoluto la strage più grave dopo l’11 settembre 2001. Obama ha ordinato bandiera a mezz’asta fino a giovedì su tutti gli edifici pubblici. Immediato il cordoglio internazionale: per il presidente russo, Vladimir Putin, si è trattato di «un crimine barbaro», e nello stesso modo si sono espressi il capo di Stato cinese, Xi Jinping, e i principali leader dell’Unione europea.

Fiori per le vittime nella strage di Orlando (Ap)

«La terribile strage avvenuta a Orlando, con un numero altissimo di vittime innocenti, ha suscitato in Papa Francesco e in tutti noi i sentimenti più profondi di esecrazione e di condanna, di dolore e di turbamento di fronte a questa nuova manifestazione di follia omicida e di odio insensato» ha dichiarato il direttore della Sala stampa della Santa Sede, il gesuita Federico Lombardi. «Papa Francesco — si legge ancora nella dichiarazione — si unisce nella preghiera e nella compassione alla sofferenza indicibile delle famiglie delle vittime e dei feriti e li raccomanda al Signore perché possano trovare conforto. Tutti ci auguriamo che si possano individuare e contrastare efficacemente al più presto le cause di questa violenza orribile e assurda, che turba così profondamente il desiderio di pace del popolo americano e di tutta l’umanità». Una forte condanna della strage è giunta anche dalla Conferenza episcopale statunitense, il cui presidente, Joseph E. Kurtz, arcivescovo di Louisville, ha parlato di «violenze inenarrabili».

Una dura presa di posizione è giunta anche dal mondo musulmano. «Nessuno si sarebbe potuto aspettare questo, nessuno poteva essere preparato per questo, avrebbe potuto succedere ovunque» ha sottolineato Muhammad Musri, presidente della Islamic Society della Florida centrale, ringraziando le forze dell’ordine. «Orlando è una città sicura. Preghiamo per le vittime con i fedeli delle altre religioni» ha aggiunto. Numerosi altri esponenti della comunità musulmana hanno chiesto ai media di non speculare su quanto accaduto.

Prosegue il lavoro degli investigatori: sono state identificate finora 48 vittime. Polemiche, intanto, sono esplose sulla sicurezza, e in particolare sull’Fbi. Il killer, identificato come Omar Mir Saddiq Maten, 29 anni, cittadino americano di famiglia afghana, era stato interrogato tre volte dai federali, due nel 2013 e una nel 2014, per sospetti legami al terrorismo. Ciò nonostante, ha potuto acquistare legalmente un fucile e una pistola la settimana scorsa. Restano poi oscuri i moventi: terrorismo, omofobia o il semplice gesto di un “lupo solitario”. Ieri un’agenzia legata al cosiddetto Stato islamico (Is) ha rivendicato l’azione. Tuttavia — dicono gli inquirenti — debbono ancora essere effettuate le necessarie verifiche per accreditare questa pista.

Difficile ricostruire con esattezza la dinamica degli eventi. Si sa soltanto che la strage è scattata alle due del mattino, tra sabato e domenica scorsi. A quell’ora il killer si presenta davanti al Pulse, noto locale nel downtown di Orlando, frequentato soprattutto da omosessuali, lesbiche, bisessuali e transessuali. Quella notte sono presenti almeno trecento persone. Il servizio di sicurezza è ridotto al minimo: un solo uomo, all’entrata. È lui la prima vittima del killer, che, armato di tutto punto, con un fucile d’assalto modello Ar-15 apre il fuoco per entrare. Poco prima Omar Mir Saddiq Maten avrebbe chiamato il 911, il numero delle emergenze, annunciando una strage «nel nome dell’Is».

Una volta entrato, il giovane agisce con calcolata freddezza. Superata la security, arriva correndo al “lounge”, la parte più ampia del locale, dove inizia a sparare all’impazzata, uccidendo decine di persone intorno a lui. Subito dopo — ma questa è la fase più oscura di tutta la vicenda — il killer prende in ostaggio una decina di persone con l’obiettivo di usarle come “scudo” contro la polizia. L’irruzione delle forze dell’ordine arriva solo alle cinque del mattino, tre ore dopo l’inizio dell’inferno. Segue un’intensa sparatoria, nella quale un agente è colpito alla testa — resterà vivo, protetto dall’elmetto — e il killer ucciso.

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