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Strage dell’Is
in un mercato di Baghdad

· Decine di morti e centinaia di feriti tra la popolazione sciita ·

Ancora sangue innocente nelle strade della capitale irachena Baghdad. È accaduto nelle primissime ore del mattino nell’affollato mercato di Jameela nel quartiere di Sadr City, abitato in maggioranza da sciiti.

L’esplosione di un camion bomba ha ucciso decine di persone — settantaquattro morti accertati nel momento in cui andiamo in stampa, ma il bilancio sembra purtroppo destinato a salire — e ne ha ferite più di duecento. L’attentato è stato rivendicato dal cosiddetto Stato islamico (Is). Le vittime nel mercato, compresi donne e bambini, sono ovviamente civili, ma il comunicato di rivendicazione diffuso dall’Is su internet afferma che l’attentato ha voluto colpire l’esercito iracheno e le milizie sciite. Nei giorni scorsi, comunque, l’Is aveva ribadito di considerare le popolazioni sciite tra i suoi principali obiettivi. Nonostante l’inequivocabile condanna da parte di tutte le principali autorità religiose sunnite, la confessione islamica alla quale il gruppo terrorista pretenderebbe di appartenere, le divisioni confessionali continuano ad avere un peso nei conflitti in Iraq e più in generale nel Vicino oriente.

Diversi osservatori sottolineano questa componente anche nella fase di forti tensioni politiche registrate in queste ore in Iraq. Qui il primo ministro, Haider Al Abadi, che nei giorni scorsi aveva annunciato un piano di riforme anticorruzione per fronteggiare il malcontento popolare, ha licenziato ieri il segretario generale del Consiglio dei ministri, Hamid Khalaf Ahmed, considerato un fedelissimo dell’ex premier Nuri Al Maliki.

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13 dicembre 2019

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