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Storie invisibili
di  inaudito dolore

·  Il fenomeno dei migranti minori non accompagnati ·

Un fenomeno in drammatico aumento, una tragedia nella tragedia, quella che vivono migliaia di migranti minori non accompagnati, abbandonati a loro stessi e troppo spesso facile bersaglio di trafficanti senza scrupoli. A rilanciare l’allarme è il nuovo rapporto dell’Anci (Associazione nazionale Comuni italiani), in prima linea nel monitoraggio dell’assistenza. Secondo la ricerca, in quasi dieci anni il numero dei migranti minori non accompagnati è quasi raddoppiato: se nel 2004 si parlava di 7870 assistiti sul territorio nazionale, nel 2014 sono stati 13.523, su un totale di 26.000 migranti minori arrivati in Italia. L’incremento più consistente è iniziato nel 2011, in coincidenza con l’esplosione della guerra in Siria, quando si è passati in pochi mesi dai 4588 del 2010 a 9197.

«Secondo i dati del Ministero dell’interno — dice al nostro giornale Giovanna Di Benedetto, attuale portavoce di Save the Children, ma da anni attiva nell’assistenza ai profughi e ai migranti — il gruppo più consistente dei minori non accompagnati è quello degli africani, nell’ordine: gambiani, egiziani, eritrei, guineani, somali, nigeriani e ivoriani. Le aree di provenienza sono soprattutto l’Africa subasahariana e il Corno d’Africa, mentre i siriani non accompagnati non sono più molto numerosi».

Alle spalle di questi ragazzi ci sono storie di inaudita violenza, ignorate dai media. Alcuni fuggono perché hanno perso la famiglia, altri partono di nascosto. Il viaggio di altri, invece, è favorito dalla famiglia che si indebita con i trafficanti. «Questi — prosegue Di Benedetto — sono soprattutto egiziani: arrivano in Italia e sono costretti a lavorare per ripagare il debito, e poi finiscono nelle maglie del lavoro nero e dello sfruttamento. Le ragazze, soprattutto nigeriane, finiscono invece nella rete delle organizzazioni criminali che sfruttano la prostituzione». Ma spesso già il viaggio verso l’Europa è davvero drammatico. Per gli africani ci sono tappe durissime come la traversata del deserto o — stando alle testimonianze — la terribile permanenza in Libia in attesa della partenza.

E una volta arrivati? «Dopo lo sbarco — ci spiega ancora Di Benedetto — questi minori sono mandati in una struttura di prima accoglienza dove in teoria dovrebbero restare per circa due-tre anni, mentre ci restano in realtà un tempo molto più lungo a causa dell’alto numero di arrivi; superata la prima fase, vengono accolti in altre strutture, piccole comunità di dieci-dodici persone, dove affrontano un percorso di integrazione».

Le criticità, tuttavia, esistono. E purtroppo sono molte, non solo italiane: «Essendo minori, per la legge italiana, questi ragazzi non accompagnati hanno diritto a essere accolti indipendentemente dal loro Paese di provenienza». Si tratta però di una norma italiana, condivisa da pochi altri Paesi, ma non dall’Europa. Su questo tema, l’Unione è rimasta ferma, «ha vissuto alzando muri, senza dare assistenza, senza capire che dietro questi ragazzi ci sono storie di violenza inimmaginabile» dice Di Benedetto. Nel caso dell’Italia, invece, «manca ancora un sistema nazionale unico di assistenza e protezione per migranti minori non accompagnati».

Sulla necessità di un sistema nazionale unico di accoglienza insiste anche il vice presidente dell’Anci, Umberto Di Primio. «La situazione richiede un sistema di accoglienza e integrazione strutturato e realmente diffuso su tutto il territorio nazionale» ha dichiarato. Occorre affrontare «alcuni nodi cruciali, dall’aumento dei posti nelle reti di prima e seconda accoglienza, fino alla riduzione dei tempi di nomina del tutore e del rilascio del permesso di soggiorno».

di Luca M. Possati

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