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Storico globale

· ​morto Ennio Di Nolfo ·

Tractas et incedis per ignes suppositos cineri doloso. Ennio Di Nolfo utilizzava questa citazione dalle Odi di Orazio – che può essere resa più estesamente «Tu affronti un lavoro pieno di rischi e ti avventuri sopra fuochi coperti da una cenere ingannevole» – per sottolineare come non esistesse uno statuto ampiamente condiviso della storia delle relazioni internazionali. Una disciplina che aveva avuto una «popolarità recente» ma che, in definitiva, si era affermata solo a partire dal xix secolo e aveva trovato una sua consacrazione nel discorso pubblico paradossalmente soltanto «quando il termine globalizzazione» è divenuto «un luogo comune del discorrere politico».

Ovviamente per Di Nolfo — uno dei più importanti storici delle relazioni internazionali, morto l’8 settembre all’età di 86 anni — lo studio autonomo delle relazioni internazionali, come aspetto centrale della vita socio-politica che condiziona l’esistenza umana, è stato tutt’altro che un luogo comune circoscrivibile soltanto ai secoli più recenti. Non a caso, nella sua Prima lezione di storia delle lezioni internazionali, un volume del 2006 che si configura come una sorta di riflessione conclusiva a due precedenti lavori (Storia delle relazioni internazionali. 1918-1999, del 2000, e Dagli imperi militari agli imperi tecnologici. La politica internazionale nel XX secolo, del 2002), egli cerca di dare alla disciplina una «visione unitaria» che possa definire un metodo e un campo d’indagine partendo dal presupposto, non così scontato, che da «quando esistono le tracce dell’esistenza di comunità organizzate, si ha notizie di migrazioni, scontri per il controllo di determinate risorse, guerre di conquista, esplorazioni, commerci».
I suoi studi, sebbene inizialmente concentrati sulla storia del Risorgimento, si sono concentrati soprattutto sulla politica internazionale del Novecento. Tra le molte sue pubblicazioni è forse utile ricordarne una tra le meno note ma che rappresenta sicuramente uno studio pionieristico e di indubbio interesse storiografico: Vaticano e Stati Uniti 1939-1952. Un volume del 1978 che studia le carte di Myron C. Taylor, rappresentante personale di Roosevelt presso Pio XII, e che fornisce, per la prima volta, un quadro d’insieme che spiega l’avvicinamento, anzi, «l’alleanza» che si viene a stabilire tra la Santa Sede e gli Stati Uniti, dapprima in senso antinazista e poi in direzione anticomunista. Un libro che potrebbe essere annoverato tra i tantissimi materiali simbolici e culturali che prepararono la riapertura delle relazioni internazionali tra Vaticano e Stati Uniti che sarebbe avvenuta soltanto pochi anni dopo, nel 1984.

di Andrea Possieri

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24 luglio 2019

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