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Storia umana
di ferite e di salvezza

· Dal 3 febbraio a Roma le spoglie di san Pio da Pietrelcina e di san Leopoldo Mandic ·

Sono passati quasi cinquant’anni dalla morte di padre Pio da Pietrelcina (23 settembre 1968) e ancora non è stata pubblicata una biografia scientifica sul frate del Gargano che consenta di poter leggere, in modo snello ed essenziale, la sua parabola umana e il suo significato.

Si tratta di un’operazione di sicuro laboriosa per il reperimento delle fonti. I carteggi del cappuccino e le diverse testimonianze di quanti lo hanno avvicinato, solo gradualmente sono state raccolte e, in parte, tale processo continua ancora. Ne doveva essere consapevole uno studioso della Congregazione delle cause dei santi, Melchiorre da Pobladura (1904-1983), un maestro di storia che, insieme ad Alessandro da Ripabottoni, aveva compiuto negli anni Settanta la fondamentale opera di pubblicare l’epistolario del cappuccino.

Oltre al difficile reperimento delle fonti, c’è la complessità del personaggio a spiegare il ritardo della sua biografia. C’è il farsi di una storia di un uomo all’interno di uno scenario più ampio. Molto più ampio. Ne diamo qualche cenno. Padre Pio è nato nel 1887, nel beneventano, da nemmeno trent’anni regno d’Italia. Appartiene a una generazione che non conosce più il sovrano Pontefice. Il Papa è “prigioniero” in Vaticano quando il futuro frate cresce e decide il suo avvenire. Per tutta la vita, il suo attaccamento alla figura del Pontefice sarà molto forte. L’ingresso in convento è nel 1897, a quindici anni dal settimo centenario della nascita di san Francesco. In quel torno di anni è stata prodotta abbondante letteratura sul poverello d’Assisi. Abbondante e eterogenea.

La formazione culturale del giovane frate avviene lontano dai centri accademici italiani. Del modernismo e della Pascendi Dominici gregis (1907), dei fremiti e delle tensioni di quel periodo, la vita del cappuccino non sembra percepire l’eco. Il giovane (e oggi dichiarato venerabile) don Olinto Marella, sospeso a divinis per aver accolto in casa propria lo scomunicato Romolo Murri, è ancora lontano dal frequentare il convento di San Giovanni Rotondo e dal raccontare, forse, al cappuccino le sue passate vicissitudini.

di Francesco Castelli

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18 marzo 2019

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