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Storia minima

· Paolo VI nella serie secolare dei diari tenuti dai cerimonieri pontifici ·

Proprio mentre il Papa incontrava il prefetto della Congregazione delle cause dei santi e autorizzava la pubblicazione del decreto riguardante innanzi tutto il miracolo attribuito all’intercessione del suo predecessore Giovanni Battista Montini, arrivavano in Vaticano le prime copie di un nuovo piccolo libro nato dalla devozione e dall’originale intuizione di monsignor Leonardo Sapienza (Paolo VI. Una storia minima, Monopoli, Edizioni Viverein, 2018, pagine 118, euro 10). 

Paolo VI con monsignor Virgilio Noè

Attingendo infatti alla serie secolare dei diari tenuti dai cerimonieri pontifici che risale al tardo Quattrocento con il Liber notarum del tedesco Johannes Burckardt (Giovanni Burcardo), cerimoniere di Alessandro VI, il curatore ha ricostruito un profilo per molti aspetti inedito di papa Montini. Sono veri e propri frustula, brevissimi testi del pontefice, colti e appunto annotati dai cerimonieri, in particolare da Virgilio Noè, poi cardinale, grazie al loro ruolo particolarissimo che permette vicinanza e confidenza con il papa. «È necessario fare anche il diario, perché tante notizie non vadano perdute» dice in proposito Paolo VI il 14 febbraio 1970. È l’anno dell’ultimo viaggio internazionale in Asia e in Oceania, durante il quale a Manila il pontefice viene ferito con un pugnale in un attentato che poteva essere letale ma che viene passato quasi sotto silenzio, come appare dalla pagina che pubblichiamo. Attentissimo alla liturgia che lo affascinò giovanissimo e fu alla radice della sua vocazione, Montini il 29 marzo 1970 loda la «bellissima celebrazione» e commenta: «Speriamo che rimanga qualcosa, specialmente che ci sia la carità, che ci sia l’amore. Dicono tanto male di questa Curia Romana...». (g.m.v.)

Paolo VI è stato il Papa di gesti profetici, di magistero profondo, ma, allo stesso tempo, è stato uomo di grande semplicità.

Contrariamente al cliché che certa stampa gli aveva cucito addosso, di uomo freddo, distaccato, “amletico”, chi lo conosceva nel privato poteva testimoniare della sua affabilità, della sua delicatezza d’animo, e anche di fine umorismo e autoironia.

Se ne trova traccia in una fonte sorprendente: il Diario dei cerimonieri pontifici. In particolare, nei volumi curati da monsignor Virgilio Noè, che fu maestro delle cerimonie pontificie dal 1970 al 1982.

Nell’archivio di quello che ora si chiama Ufficio delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice, si raccolgono i Diari iniziati da Giovanni Burckard, in cui i cerimonieri scrivevano quanto si riferiva alla preparazione e allo svolgimento delle celebrazioni presiedute dai Pontefici.

Monsignor Virgilio Noè ha continuato questa tradizione, nel delicato periodo post-conciliare, con la riforma liturgica, con l’adattamento dei nuovi riti. Così le celebrazioni liturgiche papali sono diventate un punto di riferimento esemplare per l’attuazione della riforma liturgica.

In una annotazione, Monsignor Noè scrive che «Paolo VI ha fatto liturgia con lo stesso entusiasmo e frequenza di Gregorio Magno».

Si può ben dire che Paolo VI fu il principale protagonista del rinnovamento liturgico.

Quante volte aveva sostenuto la riforma liturgica e l’aveva portata avanti, pura e integra, difendendola contro progressisti e conservatori.

Al centro della sua vita di preghiera e di pensiero aveva messo la liturgia.

Le sue “liturgie” ebbero sempre valore esemplare, efficacia pastorale, ricchezza dottrinale. È stato osservato che «tutti i gesti di Paolo VI testimoniavano l’intensità della sua adesione al Signore».

Dai “Diari” che riguardano il pontificato di Paolo VI abbiamo estratto le notizie, le parole, le “battute” di Papa Montini, che rivelano particolari sconosciuti e inediti della sua personalità.

Nelle pagine del “Diario” c’è una storia minima di tanti avvenimenti, scritta da uno che l’ha vissuta dall’interno di essi. Una piccola cronaca che aiuta a farsi un’idea più completa della personalità di Paolo VI.

C’è da essere grati a Monsignor Noè di aver voluto conservare e tramandare non solo il freddo resoconto dello svolgimento delle liturgie, ma soprattutto gesti, pensieri e parole che, altrimenti, si sarebbero persi. E ha arricchito il Diario anche con annotazioni e ricordi che rendono interessante la lettura.

Il maestro delle cerimonie aveva un punto privilegiato di osservazione: al fianco del Papa per tutte le liturgie, guidava il celebrante in ogni movimento. E poteva anche ascoltare tutto quello che il Papa diceva. Ritornato in ufficio, anche con l’aiuto dei vari cerimonieri, stendeva una relazione accurata di tutto quello che era avvenuto.

Così, questa raccolta diventa per me anche una grata memoria. Oltre a monsignor Virgilio Noè, che mi ha chiamato al servizio nelle liturgie papali, sento il dovere di ricordare anche gli altri cerimonieri, con i quali ho avuto l’onore di collaborare nel servizio, come segretario dell’Ufficio cerimonie: i monsignori John Magee, maestro delle cerimonie dal 1982 al 1987, Orazio Cocchetti, Marcello Rossetti, Vito Gemmiti, Angelo Di Pasquale, Renato Balzanelli, Marcello Venturi, Mariano De Nicolò diventato poi vescovo di Rimini, Antonio Massone, Piero Marini, maestro delle celebrazioni liturgiche dal 1987 al 2007, Francesco Camaldo.

Un pensiero riconoscente va a monsignor Guido Marini, attuale maestro delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice, che ha consentito alla consultazione dei volumi dei “Diari”.

Scrive monsignor Noè in una pagina del “Diario”: «Chi legge ne avrà profitto. Così è stato per noi che abbiamo scritto, abbandonandoci al piacere della memoria».

Anche noi ci auguriamo che i lettori di questi “fioretti” di Paolo VI ne traggano profitto, soprattutto per approfondire sempre più la conoscenza della personalità di un grande Papa.

Possono sembrare piccole cose. Ma, come scriveva Nicolas de Chamfort: «Nelle grandi cose gli uomini si mostrano come a loro conviene mostrarsi. Nelle piccole, invece, si mostrano come sono».

di Leonardo Sapienza

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21 giugno 2018

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