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Storia di una devozione

· Igor Stravinsky e san Francesco d’Assisi ·

Nel centro di Santa Fe, all’interno della Basilica di San Francesco d’Assisi, incastonate su una grande lapide contornata da una cornice d’oro, si possono leggere queste parole: «in questa cattedrale (...) il Maestro Stravinsky fu investito dal Vicario Generale di Santa Fe del pontificio ordine cavalleresco di San Silvestro con il grado di Commendatore con placca».
 Il riconoscimento era stato accordato al compositore da Giovanni XXIII poco prima della morte di quest’ultimo nel 1963; come segno di riconoscenza, Stravinsky dedicò al Papa Buono l’esecuzione della sua Messa, di cui il Pontefice scomparso aveva richiesto un’esecuzione in Vaticano per l’anno seguente, purtroppo mai avvenuta.

Igor Stravinsky

Sul fondo della navata centrale della Basilica, si può ammirare invece un enorme dossale dipinto in cui, accanto a una raffigurazione di santa Rosa da Lima che suona la chitarra e a un san Francesco Solano violinista, campeggia una statua settecentesca di san Francesco d’Assisi, patrono della basilica. Alla solenne cerimonia di investitura del compositore («Immaginate che soddisfazione!» scrisse a Nadia Boulanger), assistette anche la statua del Poverello d’Assisi con cui Stravinsky, in verità, poteva vantare un rapporto pluridecennale.
Era il 1925 quando, dovendo presentare la sua Sonata per pianoforte al Festival dell’International Society for Contemporary Music di Venezia, il compositore fu colto improvvisamente da un ascesso all’indice destro: «Avevo pregato in una piccola chiesa vicino Nizza, davanti a un’antica e miracolosa icona, ma mi aspettavo che il concerto sarebbe stato cancellato». Come riporta nei Dialogues, il dito era ancora infiammato mentre il Maestro si appropinquava a salire sul palco del Teatro La Fenice, chiedendo scusa in anticipo al pubblico per la trista figura che avrebbe avuto luogo di lì a poco. Come si fu seduto, si tolse il bendaggio e improvvisamente il dolore e l’infiammazione cessarono. «Parrebbe che a tutti gli effetti mi sia capitato un miracolo» scrisse diversi anni dopo il compositore, chiosando il ricordo con una frase dal carattere particolarmente chiaro e deciso: «Certamente credo in un sistema oltre la Natura».
Secondo il musicologo Roman Vlad — tra i maggiori esperti stravinskiani — il compositore si ritenne miracolato proprio da san Francesco d’Assisi. Il primo vero incontro tra il santo e il musicista avvenne in verità pochi giorni dopo quando, tornando da Venezia, quest’ultimo si fermò a Genova e, curiosando tra le bancarelle dei libri, si imbatté nella versione francese della Vita di San Francesco d’Assisi di Johannes Jørgensen, uno scrittore danese convertito dal protestantesimo alla fede cattolica. Fu amore a prima vista: nella notte lesse il libro d’un fiato e arrivò a un’importante risoluzione artistica. Da tempo il compositore stava progettando la creazione di un’opera monumentale di cui però non riusciva a sciogliere il nodo linguistico: avvertiva infatti la necessità di fornire alla sua musica un carattere solenne e sacro, ma non riusciva a trovare in nessuna delle lingue da lui praticate — francese, tedesco e italiano, definiti “incompatibili per natura”, e russo, divenuto per lui “musicalmente impraticabile” in seguito all’esilio — un carattere ieratico.
A sbrogliarlo da questa impasse artistica furono alcune parole di Jørgensen: «Il provenzale era per San Francesco il linguaggio della poesia, il linguaggio della religione, il linguaggio delle sue più belle memorie e delle ore più solenni, il linguaggio cui ricorreva quando il suo cuore era troppo colmo per esprimersi nella sua lingua, l’italiano, che per lui era divenuto popolare e basso per l’uso quotidiano: il provenzale era la lingua della sua anima. Ogni volta che parlava in provenzale, coloro che lo conoscevano capivano che era felice». 

Grazie all’“illuminazione di Genova” e al Santo d’Assisi, Stravinsky comprese che l’unica lingua adatta per la sua idea musicale non poteva che essere il latino, unico idioma a mantenere uniti un carattere rituale e uno slancio universale. Da queste sperimentazioni linguistiche venne fuori una delle opere più importanti del periodo neoclassico del compositore: l’opera-oratorio in due atti Oedipus Rex, il cui libretto, scritto in francese insieme a Jean Cocteau, fu fatto tradurre in un latino ciceroniano dal teologo, poi cardinale, Jean Daniélou.
Ma il legame che unisce Stravinsky con la spiritualità francescana non si ferma qui. Il 1926, l’anno di composizione dell’Oedipus Rex, fu anche l’anno che segnò il riavvicinamento del compositore alla fede. Molte parole sono già state scritte sul ritorno del compositore nell’ovile della Chiesa ortodossa russa e sul comunque forte legame con il cattolicesimo romano. Tra i molti esempi in proposito, valga il celebre episodio che lo vide protagonista di un pellegrinaggio a Padova presso la Basilica di Sant’Antonio: 700 anni dopo la morte di Francesco d’Assisi, Stravinsky ebbe la sua prima e fondamentale esperienza religiosa proprio davanti al corpo di un altro grande santo francescano. «Mi capitò di entrare nella Basilica proprio quando era esposto il corpo del Santo. Vidi l’urna, mi inginocchiai e pregai. Chiesi che mi fosse dato un segno che mi indicasse se e quando le mie orazioni venissero ascoltate, e poiché ci fu una risposta, con un segnale, non esito a definire quel momento il più autentico della mia vita». Un’autenticità religiosa che poco dopo investì anche la sua produzione di musica sacra, inaugurata dall’intonazione del Padre Nostro per coro misto a cappella.
Il legame con san Francesco fu anche alla base della sua profonda amicizia con il pittore statunitense William Congdon che, proprio nella Basilica di Assisi, ricevette il battesimo. «Volevo nascondere a me stesso che stavo fuggendo dalla verità che mi aveva chiamato il cui segno e simbolo era sorto nei miei quadri e mi aveva condotto ad Assisi» così scriveva Congdon a proposito della sua conversione e del successivo trasferimento nella città umbra dove visse per dieci anni dal 1960 al 1970.

Non sappiamo se Stravinsky sia mai stato ad Assisi o meno; mai dovesse saltare fuori qualche cronaca che attesti ciò non ne rimarremmo però particolarmente stupiti, dal momento che, come conferma la pronipote del compositore Marie Stravinsky, quella tra Igor e Francesco fu una vera “storia d’amore”.

di Matteo Macinanti

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18 settembre 2019

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