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Storia
di un laico cattolico cinese

· I giorni e le opere di Joseph Lo Pa-hong (1875-1937) ·

Ottant’anni fa, il 30 dicembre 1937, in una strada principale di Shanghai veniva ucciso a revolverate Joseph Lo Pa-hong, straordinaria figura di cristiano la cui personalità pervade tutta la storia delle missioni cinesi negli anni che precedettero la nascita della Repubblica popolare cinese. Appartenente a una grande famiglia, cattolica fin dal XVI secolo, Lo era nato a Shanghai il 27 marzo 1875 e all’atto del battesimo gli fu imposto il nome di Giuseppe. La sua famiglia era originaria del Sichuan e circa tre secoli prima si era trasferita in una piccola città cinese che doveva poi diventare l’attuale Shanghai, dove i Lo impiantarono una ditta di esportazione-importazione con una propria flotta.

Kiah Kiean, «Nuovo anno cinese  al tempio della dea della misericordia» (2017)

Cresciuto in una famiglia cattolica, aveva ricevuto una buona educazione cristiana ma comunque da giovane era tiepido nella pratica religiosa. Con l’aiuto di un padre missionario si decise a studiare la lingua francese per cercare di favorire la sua situazione economica e, nonostante alcune difficoltà negli studi, ebbe alcuni successi e il missionario, padre Kiong, approfittò di quel tempo di studio per farlo riavvicinare alla pratica cristiana. La scusa era che, avendo i Lo la cappella in casa dove spesso si celebrava la messa, era necessario che lui, Giuseppe, conoscesse e vivesse meglio la dottrina della Chiesa per servire la liturgia. Diventato un buon cristiano, iniziò a essere attivo nella Conferenza di San Vincenzo de’ Paoli, visitando ammalati e ospedali. Allo stesso tempo iniziò il suo apostolato di catechista dislocandosi nelle campagne d’intorno. A 21 anni sposò la figlia di un nobiluomo di Shanghai, Maria Ngai-ki, anch’essa di antica famiglia cristiana, ed ebbe nove figli. Si trovò così di fronte a grandi responsabilità: cercare di mantenere la famiglia, promuovere la sua attività di lavoro, sviluppare la propria vita spirituale poiché il richiamo di Dio si faceva sempre più insistente ed esigente.

Iniziò così per lui un periodo intenso di attività pastorale e caritativa e cresceva sempre di più il desiderio di favorire la conversione al cristianesimo delle famiglie più importanti, quelle che resistevano di più alla conversione. Lo stesso Lo, per non allontanare troppo quelle classi sociali, partecipava alla loro vita sociale, con la speranza che, se le classi più alte si fossero convertite, il popolo le avrebbe seguite in massa. Particolarmente inclinato verso i più poveri ed emarginati cercò in tutti i modi di ampliare la sua attività caritativa favorendo l’arrivo di congregazioni religiose maschili e femminili che chiamava dall’Europa o da altri continenti; le aiutava a inserirsi, a prepararsi nella conoscenza della cultura e della lingua. Particolare attenzione portava verso gli ammalati, gli anziani, i bambini abbandonati, i carcerati e perfino i malati di mente, non limitandosi ad aiutare i cristiani, ma occupandosi di tutti. In questo immenso lavoro, Joseph Lo Pa-hong fu aiutato da molte suore di varie congregazioni, da missionari e sacerdoti. La conduzione di queste grandi iniziative benefiche richiedeva però energia e coraggio poiché molte erano le difficoltà e le ragioni di crisi, che si presentavano ora all’una ora all’altra opera. Ma egli era sempre in prima fila, specialmente durante le persecuzioni e le guerre, per salvare, nascondere, sgombrare i poveri ricoverati.

Durante queste difficili situazioni Lo poté apprezzare il prezioso contributo delle religiose dei vari ordini. Il vero intento però era quello di avere la possibilità di divulgare le idee cristiane. Nel 1912, dopo aver riflettuto e pregato molto, volle unire gli sforzi di tutti i cristiani per l’evangelizzazione fondando una associazione di laici in aiuto dei missionari con il motto «Soffrire e ubbidire». Era un gruppo di cristiani motivati che mirava a tre forme di apostolato: propaganda generale delle idee cristiane, sviluppo delle opere educative, fondazione di istituti in aiuto dei poveri e dei diseredati.

L’attività iniziò fra luci e ombre. Spesso questi cristiani laici erano visti con sospetto perfino da altri cristiani, da vescovi e missionari, e gli stessi laici fra loro dovevano trovare lo spirito giusto per maturare un lavoro a cui non erano abituati. Ma Lo dimostrò sempre ottimismo, pazienza, energia e audacia in ogni frangente e i frutti non tardarono ad arrivare. Il lavoro di catechesi continuò nelle campagne, lo stesso Lo vi partecipava dividendo il suo tempo tra affari, carità, gestione delle opere e preghiera. Come presidente dell’Azione cattolica tenne regolari riunioni settimanali, organizzò uffici, costruì una sede apposita accollandosi non solo il peso dell’organizzazione di tutto, ma anche quello delle invidie e delle gelosie, dei malintesi e delle calunnie. Ma non si fermava.

La sua attraente personalità, il suo grande zelo apostolico, la sua fede che andava maturando anche nei momenti di crisi delle sue iniziative erano di grande esempio. Lui stesso si riservava gli angoli più duri che poi conquistava a forza di pazienza e di preghiere: molte volte portava con sé un domestico dell’ospizio perché pregasse mentre lui parlava. Quando un ambiente era ben bene dissodato, il battesimo, a parte i casi di urgenza, era riservato al missionario, solo ultimo giudice del suo lavoro. Ma l’opera non si esauriva nel creare comunità cristiane. Molte volte le nuove reclute, sotto la sua direzione, costruivano delle cappelle, che venivano poi consegnate al padre missionario. Nel 1913 l’Azione cattolica non aveva che sette di questi oratori, ma venti anni dopo il loro numero raggiungeva il centinaio.

Intanto le imprese di Lo Pa-hong si sviluppavano con ritmo sempre maggiore. La Compagnia elettrica cinese di Nantao prosperava di giorno in giorno, e credette perciò di poter assumere un altro servizio pubblico nella stessa città: la Shanghai Inland Water Works Corporation. Seguirono nuove imprese che, tra successi e fallimenti, portarono i suoi affari a livelli altissimi. Ma l’attenzione per essi non lo distolse mai dalle opere di carità che continuò a fondare, affidandole poi a missionari e missionarie e preoccupandosi soprattutto della questione economica che spesso diveniva allarmante. L’impressionante fiducia che nutriva nella provvidenza e la tenera devozione a san Giuseppe si rivelarono sempre le sue armi vincenti. Anzi, durante una malattia, proprio a san Giuseppe era ricorso ricevendone come risposta segni soprannaturali.

La sua azione non riguardò solo Shanghai. Creò dispensari medici in varie città della Cina e, coadiuvato da un gruppo di medici, fondò l’ospedale centrale di Pechino che, dopo complesse vicende e un quasi totale fallimento, dovette lui stesso prendere in gestione. Negli anni trenta era certamente uno dei personaggi più cercati e influenti non solo nella città di Shanghai ma in molta parte della Cina. La sua attività industriale entrava facilmente in crisi anche per le complesse vicende politiche e sociali che stava attraversando la Cina. Ma ogni volta che Lo era sull’orlo di un fallimento, gli veniva provvidenzialmente offerta un’altra possibilità e, pur fra indescrivibili difficoltà, ciò che falliva da una parte aveva successo dall’altra.

Altro importante ruolo ricoperto da questo straordinario laico cattolico fu di intermediario tra la Chiesa di Roma e la Cina. Lavorò con grande zelo e intensità per redigere gli statuti dell’Azione cattolica allo scopo di farli approvare dalla Santa Sede.

Durante l’aggressione giapponese alla Cina, nel 1931, si prodigò per assistere feriti, sinistrati, profughi. A Shanghai gli scontri erano stati particolarmente sanguinosi e le conseguenze gravissime. Dal 1924 al 1927 aveva accolto circa un migliaio di profughi, mentre nel 1931 si era prodigato a favore dei feriti. La sua iniziativa più importante fu la fondazione dell’ospedale di Nostra Signora della Misericordia, destinato ai malati di mente. Lo Pa-hong si disperava di non poterne ricevere di più. Lottò anche affinché gli stranieri e perciò i missionari potessero possedere proprietà senza restrizioni in Cina. E intervenne anche per far approvare gli articoli dello schema provvisorio della pubblica istruzione riguardanti la libertà di coscienza. Preoccupato per le scuole che in Cina erano ancora carenti, specialmente quelle femminili, cercò insistentemente in America e in Europa ordini religiosi maschili e femminili che se ne potessero occupare, iniziando con i gesuiti, i salesiani e varie congregazioni tra le quali le suore missionarie di madre Cabrini.

Amato e ammirato da cristiani e pagani, dovette accettare i conflitti suscitati dalla sua forte, energica, invadente personalità, specialmente dalla sua autonomia nelle decisioni. Critiche e minacce lo raggiunsero proprio quando cercava ancora di fare qualcosa per ricomporre i dissidi della sua città. Joseph Lo Pa-hong morì da martire, in un momento in cui, consigliato da tutti di lasciare Shanghai per il pericolo che correva, rifiutò per attendere ancora ai suoi poveri. Al punto che lo ingannarono offrendogli di comprare delle arance che avrebbe poi donato.

di Maria Barbagallo

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