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Storia di un figlio. E di
suo padre

· Tradotto in italiano «Il racconto del barista» pubblicato negli Stati Uniti sei anni fa, poco prima della scomparsa dell’autore ·

Tom Harry è il miglior barista mai esistito, parola di suo figlio Rusty che, dopo aver trascorso i primi anni di vita con la zia, vittima di due diabolici cugini, torna a vivere con l’uomo, che a Gros Ventre gestisce il Medicine Lodge, il bar della cittadina.

James Coates, «Padre e figlio»

Rusty ha sei anni: con timore e ammirazione scruta quell’uomo dall’aspetto burbero e dalle risposte lapidarie, piombato a casa della zia e pronto a cominciare con lui una vita insieme. Tom è a disagio nei panni del padre tradizionale — preferisce farsi chiamare “pop” — ma, come lui stesso dice, bisogna giocare con le carte che ci vengono date. Così l’uomo, poco incline a esternare i suoi sentimenti, preso dal lavoro e dalla necessità di sbarcare il lunario, affronta con forte senso di responsabilità la nuova piega che ha preso la sua vita. Sa che il bar non è un luogo edificante dove far crescere un bambino, e tuttavia non vuole che suo figlio si senta abbandonato. Ecco perché gli consente di trascorrere il pomeriggio nel retrobottega del locale, dove Rusty costruisce modellini di aereo e osserva da un tubo di aerazione la varia umanità che approda da suo padre, personaggi di un improvvisato palcoscenico dipinti dalla sapiente penna di Ivan Doig. Tra loro estremamente commovente il ritratto di Dan, pastore rozzo e ignorante, assiduo frequentatore del bar, dalla vita solitaria e miserabile, che sembra avere a cuore la vita del gregge più della sua.

Ma Rusty — e noi con lui — resta incantato da suo padre, indiscusso protagonista della pièce teatrale che si replica ogni giorno: i suoi gesti rituali, lo straccio passato per lucidare il bancone, i bicchieri in ordine, le birre lasciate quasi scivolare fino ai clienti, la capacità di ascoltare e, all’occorrenza, di porre un limite a chi cerca nell’alcool l’oblio.

Se non sono al bar i due vanno a pescare. Rusty detesta pescare eppure non si sottrae al disgustoso compito di preparare le esche con le budella di pollo. Come due scapoli incalliti vivono la loro vita in un perfetto ritmo a due. E Rusty è felice, così tanto da avere paura di perderla, questa felicità arrivata tardi e all’improvviso. Quando Tom è costretto a partire per dei misteriosi viaggi, Rusty è consumato dal timore che possa accadergli qualcosa o, peggio, che l’amore di una donna possa portargli via il suo unico affetto. Di certo non sono una famiglia tradizionale, ma sono una famiglia.

Nel 1960, Rusty, diventato dodicenne, trascorre un’estate memorabile. Incontra Zoe, ragazzina della sua stessa età e appena arrivata in città, dalla fervida fantasia e dalla vivace curiosità. Con rigore quasi scientifico si ripercorrono le fasi dell’incontro tra i due adolescenti, dall’iniziale diffidenza, alla sorpresa nello scoprire di avere due anime perfettamente combacianti, fino all’emozione del primo amore. Insieme trascorrono pomeriggi interi nel retrobottega del bar fantasticando tra i mille cimeli lasciati in pegno da chi non può permettersi di pagare il conto. Ogni oggetto acquista una nuova vita grazie alla fervida fantasia dei due ragazzi, che lì, tra quelle cianfrusaglie, coltivano la loro passione per la recitazione e per il teatro. Saranno l’uno per l’altro complici e sostegno, amicizia e primo amore, in un rapporto unico ed esclusivo.

L’arrivo al Medicine Lodge del giovane studioso Delano contribuirà a rendere più avvincente e incalzante il romanzo. Delano si occupa di registrare e archiviare voci e idiomi altrimenti perduti e ha deciso di raccogliere le testimonianze di chi ha vissuto la tragedia del crollo della diga di Fort Peck e vuole l’aiuto di colui che all’epoca gestiva il bar diventato leggenda, Tom. Il raduno di Fort Peck culmina con l’apparizione inaspettata e sconvolgente di Proxy.

Proprio come in una sequenza cinematografica, da una cadillac esce una donna mozzafiato dalla chioma biondo latte che fa ripiombare Tom ai tempi della loro relazione, quando lei era una taxi dancer e lui il barista dell’Aquila blu. Proxy ha portato Francine, che, forse, potrebbe essere sua figlia e che incarna tutte le paure di Rusty. Il passato torna prepotentemente a bussare alla porta di Tom, ed è l’occasione per Rusty di affrontare, prima con se stesso e poi con suo padre, la dura realtà delle sue origini, dell’identità e dell’assenza di sua madre. La verità, scarna e dura, mette a nudo Tom che non parla più a Rusty come ad un ragazzino, ma come a un uomo, capace di comprendere e superare il passato.

Il romanzo di Ivan Doig Il racconto del barista (Roma, Nutrimenti, 2018, pagine 480, euro 17), pubblicato negli Stati Uniti nel 2012 poco prima della sua scomparsa, approda solo ora alle librerie italiane grazie a Nicola Manuppelli che ha curato la traduzione del romanzo e la postfazione. Il ritratto del barista è la storia di un padre e un figlio, ma anche il racconto di un bambino che sta per diventare grande, e che con sguardo scanzonato racconta il mondo degli adulti. Rusty dà voce al bisogno che tutti hanno di verità, per affrontare il futuro con serenità e fiducia. Quella di Doig è una narrazione che costringe a rallentare, ad ascoltare le storie, a non correre per cercare il finale, ma ad assaporare ogni dettaglio.

Impossibile non guardare con simpatia e tenerezza a Rusty e Zoe, con le paure e i sogni che sono di tutti, a quell’età; impossibile non amare Tom, il più grande barista di tutti i tempi.

di Angela Mattei

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23 luglio 2019

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