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​Storia
di un cammino

· ​Sul rapporto tra doni gerarchici e carismatici che anima la «Iuvenescit Ecclesia» ·

Era attorno all’anno 270 quando Antonio, diciottenne, si inoltrava nella solitudine del deserto per obbedire a una chiamata che gli giungeva direttamente dall’ascolto della Parola di Dio. 

Il Sodoma, «Come Benedetto ammaestrava nella santa dottrina i contadini che lo visitavano» (1505 e seguenti, Abbazia di Monte Oliveto Maggiore)

Nella chiesa del villaggio, mentre si sentiva attratto dal desiderio di imitare gli apostoli, che avevano lasciato tutto per seguire Cristo, e dall’esempio dei primi credenti, che vendevano i loro beni, perché fossero distribuiti ai poveri, fu proclamato il Vangelo: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi» (Matteo, 19, 21). Antonio si sentì interpellato personalmente. Era l’inizio di un nuovo cammino evangelico, che avrebbe dato vita al monachesimo, e di quella «pluriformità dell’azione dello Spirito, mediante la quale la Chiesa […] vive la sua missione nel mondo». Questa affermazione della lettera Iuvenescit Ecclesia (cfr. n. 8), invita a ripercorrere la storia della Chiesa, particolarmente ricca al riguardo.

di Fabio Ciardi

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21 ottobre 2019

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