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Stop agli investimenti
nelle energie fossili

· All’iniziativa aderisce anche l’episcopato belga ·

Nuovo passo in avanti da parte della Chiesa per una migliore cura della nostra casa comune. In una dichiarazione pubblicata il 4 ottobre, festa di san Francesco di Assisi, ben 40 istituzioni cattoliche di tutto il mondo hanno manifestato il loro impegno per la salvaguardia del Creato, annunciando che avrebbero ceduto i loro investimenti nelle energie fossili per investire nelle energie rinnovabili.

Si tratta finora del più ampio annuncio comune fatto da istituzioni cattoliche su questo tema. Oltre alle singole diocesi, congregazioni religiose e organizzazioni laiche di tutto il mondo, il gruppo di firmatari include una conferenza episcopale, quella del Belgio, particolarmente impegnata nell’arginare il degrado dell’ambiente. «Nei prossimi anni, sarà necessario fare sforzi per sostituire completamente gli investimenti per la ricerca e lo sfruttamento di combustibili fossili con investimenti nello sviluppo sostenibile, nell’energia rinnovabile e nella transizione verso una economia a basse emissioni di carbonio», affermano i vescovi belgi.

Non è la prima volta che l’episcopato belga si esprime sull’argomento. Già lo scorso 11 maggio era stata pubblicata una «Carta di buona gestione dei beni della Chiesa», in cui i vescovi insistevano: «Si prenderanno maggiormente in considerazione i criteri etici e di conformità degli investimenti alla dottrina sociale della Chiesa», favorendo tra l’altro l’ecologia sostenibile e l’energia rinnovabile.

«L’Accordo di Parigi e le testimonianze scientifiche ci dicono che abbiamo soltanto pochi decenni per realizzare una società che non usi energia proveniente da una combustione», affermano dal canto loro Pieter Vandecasteele, della Commissione Giustizia e Pace in Belgio, e Karel Malfliet, di Ekokerk. «Questa sta diventando una delle più grandi sfide dell’umanità e, viste le conseguenze, un fallimento non è accettabile», avvertono i responsabili. «È un imperative etico che ci ha portato a rinunciare ai combustibili fossili e a investire le nostre risorse finanziarie esclusivamente in progetti di sviluppo sostenibile, nell’energia rinnovabile e nella transizione verso una economia a bassa emissione di carbonio».

La cura della casa comune è anche un ottimo cemento per rafforzare le relazioni ecumeniche, tramite per esempio un impegno comune che va applicato al livello locale, nella vita quotidiana. Ne sono convinte la Conferenza episcopale francese, la Federazione protestante di Francia e l’Assemblea dei vescovi ortodossi di Francia, che hanno lanciato, lo scorso 16 settembre, il marchio “Chiesa verde”.

Niente a che vedere con una classifica delle parrocchie più verdi, bensì un accompagnamento di ogni parrocchia sul proprio cammino, partendo da un questionario di autodiagnosi centrato su cinque temi: celebrazioni e catechesi, edifici, terreni parrocchiali, impegno comunitario e globale, stili di vita individuali. Un comitato le accompagna rispettando i loro impegni. I progressi realizzati sono simbolizzati da vari livelli, corrispondenti a piante bibliche: granello di senape, giglio dei campi, tralcio di vite, cedro del Libano.

di Charles de Pechpeyrou

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16 dicembre 2017

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