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Stati Uniti e Cina ai ferri corti

· Si rischia una guerra commerciale ·

Aspra tensione fra Stati Uniti e Cina. Come riferisce l’agenzia Nuova Cina, Pechino ha espresso — attraverso varie dichiarazioni — ferma opposizione al progetto approvato dal Senato americano, che spinge la Casa Bianca a essere più aggressiva nell’imporre dazi e sanzioni nei confronti dei Paesi che si ritiene manipolino le proprie valute. L’agenzia Nuova Cina riferisce che secondo fonti governative, la decisione del Senato rischia di minare i rapporti tra Pechino e Washington: il voto espresso dal Senato statunitense sarebbe «contrario a qualsiasi regola internazionale», soprattutto quelle che regolano il commercio mondiale.

Il ministero degli Esteri cinese ha dunque chiesto «al Governo statunitense, al Congresso e alle diverse comunità di opporsi alla legge e alla pressione posta sul tasso di cambio dello yuan, rimuovendo il pericolo di protezionismo». Il portavoce della diplomazia cinese, Ma Zhaoxu, ha sottolineato come lo yuan si sia già apprezzato del trenta per cento contro il dollaro da quando la Cina ha cominciato, nel 2005, a riprendere il processo di riforma del tasso di cambio.

E sempre l’agenzia Nuova Cina scrive che i problemi economici americani non sarebbero derivati «dalla sottostima dello yuan, ma da problemi strutturali che hanno portato ad abbandonare un’economia basata sui servizi».

Intanto si segnala che il Senato statunitense ha bloccato ieri il piano da 447 miliardi di dollari a sostegno del mercato del lavoro presentato dal presidente Barack Obama. Una decisione, ha ammonito il segretario al Tesoro, Timothy Geithner, che rischia di causare una nuova recessione.

«Se il Congresso non agisce, la crescita sarà più lenta e più persone saranno senza lavoro» ha dichiarato il segretario al Tesoro, che ha rivolto una dura critica ai repubblicani (che controllano il Senato): nel voto procedurale non è stata raggiunta quota sessanta voti necessaria per avviare il dibattito. Citato dall’agenzia Ansa, Geithner ha dichiarato: «Se il Congresso non agisce, è perché i repubblicani non vogliono fare nulla per aiutare l’economia». Ma il pensiero del segretario al Tesoro va anche oltre i confini nazionali: secondo Geithner l’economia statunitense è «danneggiata» dalla crisi del debito dell’Europa, che dovrebbe «agire con più forza». Comunque per il segretario al Tesoro, nel Vecchio Continente non avrà luogo una nuova Lehman Brothers.

Nei giorni scorsi era stato lo stesso Obama a indirizzare qualche frecciata all’Europa, in merito alla necessità di agire in modo efficace nei riguardi del debito, in modo da evitare il temuto rischio di contagio.

Il capo della Casa Bianca aveva invitato i Governi a un’azione coordinata per varare un adeguato piano anticrisi.

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