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Confuso e sfocato

· Delude il settimo episodio della saga di «Star Wars» ·

Giunta al settimo, attesissimo episodio, intitolato Il risveglio della forza, la saga di Star Wars cerca di rinnovarsi con nuovi produttori e un nuovo regista, lasciando da parte il suo inventore George Lucas.

Sono passati trent’anni da quando i ribelli guidati da Luke Skywalker, Han Solo e la principessa Leia hanno sconfitto l’impero galattico. La nuova repubblica è ancora in piedi ma Skywalker è misteriosamente scomparso. Gli danno la caccia i membri del Primo Ordine, guidati dal malvagio Kylo Ren (Adam Driver), ma finiscono sulle sue tracce anche un assaltatore pentito (John Boyega) e una ladra di pezzi di ricambio (Daisy Riley), nonché il redivivo Solo (Harrison Ford).
Lucas, a cui è stato ovviamente sempre riconosciuto di essere un geniale produttore, viceversa non è mai stato preso seriamente come regista. L’unico merito del film firmato da J. J. Abrams è quello di dimostrare, per contrasto, quanto invece fosse elegante, equilibrata, ma soprattutto appropriata la regia dei capitoli precedenti, compresi L’impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi, affidati praticamente a meri prestanome. Caratteristiche apprezzabili, quelle elencate, soprattutto se messe in relazione alla megalomania concettuale dell’intero progetto, degna di un Griffith o un DeMille.
Quello di Lucas è stato insomma cinema classico. Non dei più magistrali, a causa di evidenti limiti espressivi, ma anche sufficientemente solido. Perfetto per l’epoca della prima trilogia — 1977-1983, in cui si respirava aria di restaurazione dopo gli europeismi del decennio precedente — e già un po’ troppo statico per gli anni (1999 - 2005) — della seconda. Ma che in ogni caso, con la sua placida e solenne trasparenza, aveva la fondamentale qualità di valorizzare il maggiore punto di forza della saga, quello che anche i detrattori le riconoscevano, ovvero il potenziale iconico e persino archetipico di vari elementi: il look dei personaggi, i loro caratteri funzionalmente bidimensionali, molti dettagli della scenografia e delle ambientazioni. Cui contribuivano le poche ma incisive svolte narrative. Un risultato complessivo ottenuto a partire da mille influenze, miscelate con incoscienza ma anche in modo inaspettatamente omogeneo. Il che permetteva a quest’opera per bambini e adolescenti di essere apprezzata anche da una buona fetta di quel pubblico adulto legittimamente poco incline a visioni più impegnative.
Complice il passaggio delle redini della produzione effettiva dalle mani del demiurgo a quelle dello stesso Abrams e altri, oggi tutto questo non c’è più. Al punto che Il risveglio della forza sembra più un reboot che un sequel. Non un reboot di classe, però, come può essere il Batman di Nolan, ma un aggiornamento piegato alle mode del momento e a un pubblico più avvezzo allo schermo del computer che a quello delle sale cinematografiche. La regia di Abrams infatti è modulata sul più sciatto cinema action di oggi, per l’appunto contiguo al mondo dei videogame. Nelle sequenze di azione pura e semplice, dunque, è piuttosto efficace, ma per il resto una cinepresa impegnata in un dinamismo gratuito e un abuso di primi piani corrodono gradualmente la forza dei personaggi e il respiro epico della storia.
Non è vincente nemmeno la scelta tanto sbandierata di tornare ad ambientazioni reali, dato che sono spesso anche anonime e dalla scarsa valenza drammatica. Ma l’aspetto in cui fallisce più clamorosamente la messa in scena del nuovo regista è la rappresentazione del male, ovvero il disegno dei personaggi negativi. Darth Vader e soprattutto l’imperatore Palpatine sono stati due dei cattivi più efficaci del cinema americano di genere, capaci di trasmettere un genuino senso di malvagità, anche questo dal carattere davvero archetipico. Un pregio che in gran parte mancava già nella trilogia più recente, ma trattandosi in quel caso di una storia precedente alla nascita del terribile impero, la lacuna era giustificata. Qui invece si vuole andare oltre, si vuole strafare nella cupezza, e il risultato è pessimo. L’omologo di Darth Vader, Kylo Ren, porta una maschera evidentemente con la sola ragione di emulare il suo predecessore. Mentre la figura che dovrebbe sostituire l’imperatore Palpatine come incarnazione del male supremo rappresenta il più grave difetto del film. Senza svelare nulla del personaggio in questione, ci limiteremo a dire che è il risultato più goffo e pacchiano che si poteva ottenere dalla computer graphic.

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09 dicembre 2016

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