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Stallo
tra Russia e Nato

· Nonostante la ripresa formale delle riunioni ·

Non si riducono le distanze tra Nato e Russia. I venti di guerra fredda tornati a soffiare con la crisi ucraina e dopo l’annessione della Crimea non si placano, come ha dimostrato il summit di ieri, il primo dal giugno 2014. Se c’è il segnale positivo di un dialogo formalmente ripreso, tuttavia dalla riunione — durata tre ore e mezza — non sono emersi grandi risultati né cambiamenti di posizione sui dossier più scottanti.

La bandiera della Nato nella sede di  Bruxelles

La Nato mantiene la sua linea, accusando Mosca di essere destabilizzante. Immediata la replica del Cremlino che, tramite il suo rappresentante, Alexander Grushko, ha puntato il dito contro i progetti di escalation militare nei territori adiacenti la federazione russa. «Nato e Russia hanno disaccordi profondi e persistenti. L’incontro di oggi non ha cambiato le cose. Per gli alleati della Nato non si può tornare alla cooperazione pratica se la Russia prima non torna a rispettare il diritto internazionale, ma terremo aperti i canali di comunicazione. Quando le tensioni sono alte, il dialogo politico è necessario per ridurre le differenze e il rischio di incidenti militari» ha detto il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg. «Mi aspetto che ci incontreremo di nuovo». Secondo Grushko, il problema «non è la mancanza di strumenti di comunicazione, ma la mancanza di volontà della Nato di fermare lo sviluppo di capacità militare nelle aree adiacenti alla Russia» con «sistemi di controllo e comando, presenza di istruttori e depositi permanenti di armi».

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18 giugno 2019

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