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Stallo sulla riforma sanitaria tra Obama e i repubblicani

· I risultati dell'incontro bipartisan alla Casa Bianca ·

«Troppe differenze su tanti punti». Nulla di fatto, così il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha commentato ieri l'esito del vertice tra democratici e repubblicani alla Casa Bianca sull'approvazione della riforma sanitaria. Riforma, questa, «che riguarda tutti», ha spiegato Obama, ora intenzionato a proseguire anche senza il sostegno dell'opposizione.

Obama ha aperto la maratona negoziale teletrasmessa con un appello allo spirito bipartisan: «Non concentriamoci su quanto ci divide, ma su quello che ci unisce». Tuttavia il clima dell'incontro è stato molto teso. Non sono mancate le critiche: il senatore repubblicano del Tennessee Lamar Alexander ha invitato a «ripartire da zero». Durante la diretta il senatore dell’Arizona ed ex candidato alla Casa Bianca, John McCain, ha accusato Obama di ignorare che la maggioranza degli americani è contraria alla sua riforma: «La gente è arrabbiata perché abbiamo promesso il cambiamento a Washington». Secca la replica di Obama: «Ti ricordo, John, che non siamo più in campagna elettorale».

Secondo fonti democratiche, l'inquilino della Casa Bianca avrebbe dato tempo ai suoi uomini a Capitol Hill fino al 26 marzo per far approvare la riforma. Resta infatti aperta una possibilità: i democratici potrebbero cercare di far passare l'attuale versione della riforma con la maggioranza semplice. Obama stesso ha avvallato questa via: «Gli americani hanno diritto di vedere che votiamo; un voto a maggioranza semplice ha senso».

Consapevole del fatto che senza l'approvazione della riforma sanitaria il resto dell’agenda dell'Amministrazione rischia di fallire, la Casa Bianca ha già cominciato a studiare delle modifiche tecniche rispetto alle prime versioni approvate dal Senato e dalla Camera dei rappresentanti. Il piano originario di Obama prevedeva di allargare la copertura sanitaria ai 46 milioni di americani che ne sono tuttora privi. Costo previsto: 1.050 miliardi di dollari. La scorsa settimana è stata annunciata una nuova versione del piano che stabilisce di allargare la copertura a trentuno milioni di cittadini, con un'incidenza minore sulle casse dello Stato (circa 950 miliardi). Le modifiche, ha spiegato l'Amministrazione, rappresentano una scelta obbligata a causa dell'allarme deficit. In effetti, i tagli permetterebbero di ridurre le perdite di circa cento miliardi di dollari in dieci anni e di mille miliardi entro il 2020. Inoltre, la nuova proposta di riforma prevede l'istituzione di una commissione federale che vigili sugli sprechi, sulle frodi e sull'aumento dei premi di assicurazione. È stata poi eliminato un accordo speciale che chiedeva al Governo federale di coprire totalmente l'allargamento di vari programmi assistenziali.

Tuttavia, il quotidiano «The Wall Street Journal» ha dato notizia anche di una terza versione della riforma allo studio dello staff presidenziale. Si tratterebbe di un'ipotesi che il presidente Obama sarebbe intenzionato a proporre a breve. Il progetto prevederebbe — secondo il quotidiano — il dimezzamento del numero dei nuovi assicurati, che passerebbero così dai trentuno milioni stabiliti dalla seconda versione a quindici milioni. Ciò consentirebbe — spiegano gli analisti — di tagliare i costi per le casse federali di un quarto rispetto ai precedenti 950 miliardi. Ma tale obiettivo — riporta il «Wall Street Journal» — verrebbe raggiunto solo imponendo alle società di assicurazione di consentire ai giovani fino a 26 anni di restare nei piani dei genitori e allargando, ma di misura, due programmi federali già esistenti e molto attivi: Medicaid (la cosiddetta «mutua dei poveri») e la Children’s Health Insurance Program.

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