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Stallo nel negoziato
sul Venezuela

· Il Cile si ritira dalla mediazione ·

Dimostrante seduta di fronte agli agenti venezuelani durante manifestazioni a Caracas  (Reuters)

Il governo del Cile ha deciso di «ritirarsi definitivamente» dal ruolo di mediatore nel dialogo fra l’esecutivo di Nicolás Maduro e l’opposizione venezuelana, a causa degli ostacoli esistenti per la realizzazione di elezioni presidenziali «libere e democratiche». Lo ha annunciato il sottosegretario agli esteri, Edgardo Riveros. Nella trattativa in corso nella Repubblica Dominicana, Bolivia, Nicaragua e San Vicente e Grenadinas erano stati scelti come mediatori dal governo di Maduro, mentre Cile e Messico erano quelli scelti dall’opposizione. Il Messico si è già ritirato dall’iniziativa, dopo che l’Assemblea costituente venezuelana ha deciso di anticipare entro la fine di aprile le presidenziali, previste per dicembre. La data del voto era uno dei punti in discussione.

Il ritiro dei paesi scelti dall’opposizione venezuelana segna — secondo gli osservatori — il fallimento della mediazione internazionale per risolvere la crisi attraverso una trattativa politica. Una precedente iniziativa negoziale si era chiusa nel dicembre del 2016. Sebbene le autorità di Caracas abbiano detto che a Santo Domingo si è «arrivati molto vicino a un accordo» il governo cileno ha puntualizzato che «l’ultimo round di conversazioni si è esteso per vari giorni e ha prodotto un testo di accordo che non include la data delle elezioni e altri aspetti importanti» della trattativa. Questo a causa di «ostacoli che impediscono che si arrivi a un’intesa seria e credibile fra le parti». Sulla situazione a Caracas è intervenuto anche il segretario di stato degli Stati Uniti, Rex Tillerson, in partenza per una missione in diversi paesi americani. Tillerson ha rinnovato il suo appello a isolare Maduro. 

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