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Stallo all’Onu sul dialogo israelo-palestinese

· Duro scambio di accuse tra Abbas e Netanyahu all’assemblea generale ·

All’Assemblea generale dell’Onu va in scena l’ennesimo muro contro muro tra israeliani e palestinesi: una nuova conferma dello stallo in cui versa il processo di pace in Vicino oriente. E al palazzo di Vetro è apparso più che mai chiaro come la questione di Gerusalemme, e in particolare il trasferimento dell’ambasciata statunitense voluto dal presidente Donald Trump, rischia di trasformare in un vero e proprio miraggio la ripresa di un qualunque tipo di dialogo.

Ieri, di fronte all'assemblea generale delle Nazioni Unite, è intervenuto il presidente palestinese, Mahmoud Abbas, il quale ha attaccato duramente Israele. «Gli insediamenti israeliani in terra palestinese impediscono la pace» ha detto Abbas, accusando Israele di aver varato una «legge razzista» (quella approvata nel luglio scorso che definisce Israele come «Stato nazione del popolo ebraico») che «porta inevitabilmente alla creazione di uno stato razzista, uno stato in cui vige l’apartheid, e che rende nulla la soluzione dei due stati». Abbas ha dichiarato che la Palestina si è «coinvolta attivamente» con l’amministrazione Trump sin dall’inizio, e che ha «aspettato con pazienza» la sua risposta di pace, ma che dopo sono «rimasti scioccati da alcune decisioni» di Trump, fra cui quella di «riconoscere Gerusalemme quale capitale di Israele e trasferire l’ambasciata del suo paese da Terl Aviv a Gerusalemme». In conclusione, il presidente palestinese ha rivendicato ancora una volta Gerusalemme Est quale capitale di un futuro stato autonomo palestinese. «Non bastano gli aiuti umanitari — ha detto — serve una soluzione politica. Ed è insufficiente e inutile varare delle risoluzioni che poi nessuno fa rispettare».

Abbas ha successivamente incontrato il segretario generale dell’Onu, António Guterres. I due hanno concordato «sull’importanza di portare avanti il processo di pace in Medio oriente» si legge in una nota. È stato inoltre sottolineato «l’impegno condiviso per la soluzione dei due stati». Non si è fatta attendere la replica del premier israeliano, Benjamin Netanyahu, secondo il quale «l’accusa a Israele di apartheid è vergognosa». Il punto nodale del discorso di Netanyahu è stato però il dossier nucleare iraniano. «Il regime di Teheran non ha abbandonato l’idea di sviluppare un’arma atomica, ma non lo permetteremo» ha detto Netanyahu, denunciando l’esistenza di altri siti nucleari iraniani.

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19 luglio 2019

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