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Spiragli tra Mosca e Washington

· ​Spazi di dialogo dopo la missione di Tillerson ·

Il voto all’Onu sulla bozza di risoluzione per la  condanna della strage in Siria (Reuters)

«Le relazioni non sono idilliache. Ci sono una serie di questioni da risolvere. Ma le tante ore passate insieme non sono state vane. Ora ci capiamo meglio». È un giudizio che lascia spazio alla speranza del dialogo quello espresso ieri, in conferenza stampa, dal ministro degli esteri russo, Serghiei Lavrov, al termine dell’incontro con il segretario di stato americano, Rex Tillerson. «I nostri rapporti sono a un livello basso di fiducia e due potenze nucleari non possono permetterselo» ha replicato quest’ultimo. L’incontro tra Lavrov e Tillerson è durato oltre tre ore. Successivamente — dicono i media — l’inviato di Washington ha parlato con il presidente, Vladimir Putin, per quasi due ore. Molti, sulla carta, i punti di intesa. Washington e Mosca concordano che occorre stabilizzare la Siria perché non diventi un covo di terroristi, che è necessario implementare gli accordi di Minsk sull’Ucraina e che è indispensabile denuclearizzare la Corea del Nord. Lavrov ha poi riferito che Putin è pronto a ripristinare la linea diretta di comunicazione tra i vertici militari per evitare collisioni aeree in Siria, linea che era stata sospesa dopo i missili statunitensi lanciati sulla base siriana di Al Shayrat. Il punto di maggiore attrito resta quello delle responsabilità riguardo la strage di Khan Sheikhun. Per Tillerson non c’è dubbio che sia stato pianificato e condotto dall’esercito siriano: «Lo ha fatto in oltre cinquanta occasioni». Lavrov ha contestato apertamente questa versione dei fatti, chiedendo un’inchiesta internazionale: «Se l’Onu si oppone, vuol dire che non cerca la verità». Il confronto si è spostato ieri al consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, dove Mosca ha messo il veto su una nuova risoluzione di condanna della strage. Pechino invece si è astenuta. L’altro grande punto di attrito riguarda Assad. «Non può esserci un ruolo per lui nel futuro della Siria» ha spiegato Tillerson. Lavrov ha invece ribadito la linea del Cremlino: il sostegno ad Assad non è incondizionato, anche se Mosca considera il presidente come l’unico vero baluardo contro il caos e il predominio delle formazioni jihadiste. 

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24 maggio 2019

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