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Speranze
per padre Dall’Oglio

· ​Secondo «The Times» sarebbe vivo e oggetto di trattativa ·

Nuove speranze per Paolo Dall’Oglio. Il sacerdote gesuita, rapito in Siria nel luglio del 2013, sarebbe infatti ancora vivo e oggetto di una trattativa del sedicente stato islamico (Is) per sfuggire all’annientamento in una delle ultime sacche di territorio sotto il suo controllo. È quanto hanno riferito al quotidiano britannico «The Times» autorevoli fonti curde. Oggetto dei negoziati, secondo il giornale, sarebbero — oltre a Dall’Oglio — il giornalista britannico John Cantlie (mostrato più volte in molti video di propaganda dell’Is) e un’infermiera della Croce rossa neozelandese.

I tre, ricorda il «Times», furono sequestrati separatamente nei giorni dell’ascesa in Siria del gruppo terrorista. Le tracce di Dall’Oglio si sono perse il 29 luglio del 2013 nella città di Raqqa, in quella che era la "capitale" dell'autoproclamato "califfato" di Abu Bakr al-Baghdadi, dopo un incontro con miliziani islamisti per negoziare il rilascio di alcuni manifestanti.

Il suo rapimento non è mai stato rivendicato e di lui non si hanno più notizie, anche se in passato sono circolate voci mai confermate sulla sua prigionia in un campo dell'Is e anche sulla sua morte.

«L’unica cosa che possiamo dire in questo momento è che continuiamo a pregare perché padre Paolo Dall’Oglio sia vivo», ha detto oggi Alessandro Gisotti, direttore ad interim della Sala stampa della Santa Sede. «Mi associo — ha aggiunto — alle parole di speranza pronunciate questa mattina dal nunzio apostolico in Siria, cardinale Mario Zenari, che abbiamo avuto modo di sentire». «Sottolineo anche la vicinanza del Papa alla famiglia, che ha ricevuto in Vaticano solo pochi giorni fa, con grande gioia ed emozione dei familiari, tra cui l’anziana madre di padre Paolo, mostratasi commossa e grata al Santo Padre per la possibilità di incontrarlo», ha concluso Gisotti. Lo scorso 30 gennaio, Papa Francesco ha infatti ricevuto a Casa Santa Marta i familiari di padre Dall’Oglio. Erano presenti la madre del gesuita, quattro sorelle e un fratello.

Il nunzio apostolico in Siria Mario Zenari sulla sorte di padre Paolo Dall’Oglio

Cautela e speranza

Cautela. Ma anche grande speranza. Il nunzio apostolico in Siria, il cardinale Mario Zenari, raggiunto dall’Osservatore Romano a Damasco, non può naturalmente confermare né smentire le indiscrezioni, rilanciate da «The Times», circa le condizioni di padre Paolo Dall’Oglio, che sarebbe ancora vivo a 5 anni e mezzo di distanza dal suo rapimento. Ma che negli ultimi giorni gli sviluppi sul campo potessero essere forieri anche di buone notizie, era una circostanza di cui in Siria si parlava. Notizie di questo tipo possono arrivare di ora in ora, man mano che le ultime sacche di resistenza del sedicente stato islamico cedono, lasciando sul terreno, oltre ai morti, si spera, anche la speranza di riabbracciare chi era scomparso.

«Se la notizia che padre Dall’Oglio è vivo fosse vera — spiega il nunzio — sarebbe una bellissima notizia che ci riempirebbe tutti di gioia. Non è da escludere, ma è meglio prenderla con cautela e pregare affinché possa avverarsi da un momento all'altro. Dall’indomani del suo rapimento, il 29 luglio del 2013, a oggi abbiamo assistito — spiega ancora il porporato — a un tam tam di conferme e smentite che adesso ci inducono a non essere precipitosi. Quando ho appreso la notizia che le forze americane stanno per chiudere il cerchio attorno ai miliziani del sedicente stato islamico, ho subito pensato che la verità verrà a galla fra poco». «Non dimentichiamo — ha sottolineato — che oltre a padre Paolo sono stati rapiti in questi anni altri quattro ecclesiastici e dobbiamo continuare a pregare per loro e per le loro famiglie. Chissà, potrebbero essere vivi tutti e la notizia sarebbe ancora più bella».

Il riferimento è ai due vescovi rapiti ad Aleppo, Gregorious Yohanna Ibrahim e Paul Yazigi, quest’ultimo fratello di Giovanni X, patriarca greco ortodosso di Antiochia e di tutto l’Oriente. Ma anche ad altri due sacerdoti, un armeno cattolico e un greco ortodosso finiti nelle mani degli estremisti. Stessa sorte era toccata anche a padre Jacques Mourad, prelevato con la forza nel suo convento di Mar Elian, non distante da quella Mar Musa dove con l’amico Paolo Dall’Oglio ha creato l’omonima comunità, ma, per fortuna, liberato cinque mesi dopo.

«In quegli anni la situazione era particolarmente caotica e instabile. Le milizie estremiste — ricorda il porporato — cercavano in tutti i modi di instaurare il califfato ed eliminare ogni ostacolo che pensavano di poter trovare sulla loro strada. Gli ecclesiastici rapiti sono stati senza dubbio ostacoli che rallentavano le loro mire espansionistiche. Padre Paolo Dall’Oglio, per esempio, è scomparso da Raqqa, dove c’era all’opera un miscuglio di ribelli che voleva sovvertire tutto. Questo, padre Paolo lo aveva capito, e cercava in tutti i modi di rallentarne la corsa, esprimendo senza mezzi termini la sua posizione, tant’è che fu espulso dal governo. Padre Paolo — prosegue il nunzio apostolico — era un oppositore senza peli sulla lingua. La sua posizione era chiara e la esternava in tutte le occasioni. Sono sicuro che se fosse confermata questa bella notizia che circola in queste ore, qui in Siria festeggerebbero in molti, anche se oramai i cristiani rimasti sono veramente pochi e difficilmente faranno ritorno».

Attualmente, dodici milioni di siriani, vale a dire la metà della popolazione, è ancora fuori dalle proprie case: di questi, circa sei milioni e mezzo sono sfollati interni, più volte costretti alla fuga, e poco più di 5 milioni e mezzo sono rifugiati nei paesi circostanti. «La ferita più grave è l’esodo. Ai siriani rimasti — ha proseguito il porporato — stiamo cercando in tutti i modi di prestare aiuto dal punto di vista spirituale, psicologico e umanitario, grazie al sostegno degli enti caritativi e di benefattori. Non dimentichiamo che il 70 per cento della popolazione vive in condizioni di estrema povertà. È a queste persone che dobbiamo pensare: sono la nostra priorità assoluta».

di Francesco Ricupero

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