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Speranze
per i profughi in Kurdistan

· Alla centesima udienza del pontificato ·

La tragedia dei profughi nel Kurdistan iracheno ha fatto irruzione in piazza San Pietro attraverso la viva e diretta testimonianza di padre Samir Yousif, sacerdote caldeo, parroco di cinque villaggi ad Amadiyak, sulle montagne vicino al confine con la Turchia. Il Papa ha voluto incontrarlo personalmente, assegnandogli un posto in prima fila, accanto ai vescovi, proprio per confermare e rilanciare la sua attenzione al dramma che sta sconvolgendo i cristiani, e non solo, in quella regione.

Padre Samir ha mostrato a Francesco «due album di fotografie per documentare — dice — la catastrofe apocalittica: ho visto scene di dolore e disperazione inimmaginabili, persone morte di stenti in mezzo alla strada». Continuamente, racconta il sacerdote, «da noi arrivano migliaia e migliaia di persone in fuga senza nulla, scappate senza aver potuto prendere neppure un vestito o un documento, per sfuggire a morte certa». E così, spiega, «in un attimo vengono cancellate radici che risalgono al primo secolo cristiano, perché noi cristiani in quelle regioni non siamo né ospiti né stranieri».

«Nella mia parrocchia — ha riferito padre Samir al Papa — facciamo l’impossibile per accogliere i profughi scampati alla furia dell’Is, dando loro da mangiare, un tetto e garantendo anche le medicine, almeno per le prime necessità. Per far questo contiamo sulla carità del Papa che per due volte il cardinale Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, ci ha personalmente consegnato», e anche «sull’aiuto della Conferenza episcopale italiana, della Caritas e di altri organismi» che hanno risposto prontamente agli appelli del Pontefice. Al quale, confida, «ho detto grazie per i suoi interventi rivolti alla comunità internazionale: la sua voce, può starne certo, è molto ascoltata in tutto il mondo arabo. Quando Francesco parla della tragedia dei profughi, i media gli danno ampio spazio e questo ci aiuta a trovare finalmente solidarietà, a non cadere nel dimenticatoio».

Padre Samir, che è stato in precedenza anche parroco a Mosul, non ha perso «la speranza per un futuro di pace, riconciliazione e giustizia, nonostante tutto». Del resto, precisa, «tra le cinquemila persone che stiamo ospitando in questo momento non ci sono solo cristiani di ogni denominazione ma anche musulmani: la follia dell’Is è solo una violenza cieca e non può averla vinta». Seppure colpita duramente, «la Chiesa caldea oggi è viva, resa persino più forte e unita proprio dalla dura prova che sta subendo»; e così, dice, «non ci manca la speranza di immaginare che un giorno non lontano il Papa possa venire a trovarci di persona nella diocesi di Amadiyak e Zaku dei Caldei per confermarci nella fede e incoraggiarci a non aver paura».

Proprio l’incontro con il sacerdote iracheno riassume lo stile delle cento udienze generali finora tenute da Francesco. A questi appuntamenti del mercoledì hanno preso parte 3.147.600 persone, informa la Prefettura della Casa Pontificia. In particolare, sono 1.548.500 i presenti alle 30 udienze nel 2013: 1.199.00 alle 43 udienze del 2014; e 400.100 alle 27 udienze del 2015. Alla centesima sono giunti in più di diecimila. Oltre a numerosi argentini, particolarmente significativo l’abbraccio con Debora Lulli, la mamma di Ismaele, il giovane diciassettenne ucciso a Pesaro il 23 luglio scorso.

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21 novembre 2019

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