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Speranze di tregua ad Aleppo

· Si intensificano i contatti diplomatici tra Stati Uniti e Russia ·

Gli Stati Uniti e la Russia stanno intensificando i contatti per raggiungere un accordo che consentirebbe di imporre un cessate il fuoco di 48 ore ad Aleppo, nel nord della Siria, e l’apertura di un corridoio umanitario.

Bambini in strada alla periferia di Aleppo (Reuters)

Lo hanno riferito questa mattina fonti diplomatiche all’emittente satellitare Al Arabiya. L’intesa sarebbe nient’affatto scontata e aspetti chiave dell’accordo sarebbero oggetto di discussione tra le parti, fra cui il segretario alla Difesa statunitense, Ash Carter, e i gruppi dell’opposizione siriana. In particolare, si starebbe trattando sul transito di aiuti umanitari attraverso una delle vie d’accesso al centro di Aleppo controllate dalle forze governative (nei check-point i militari del Governo di Damasco non avrebbero il permesso di ispezionare i carichi) e sulla possibilità che gli aerei di Bashar Al Assad si limitino a voli di ricognizione in modalità «non-combat» sulla zona. Da quanto trapela, l’intesa potrebbe portare a una condivisione d’informazioni d’intelligence tra Washington e Mosca che permetterebbe alle forze russe di effettuare nuovi raid contro il Fronte Al Nusra, ramo di Al Qaeda in Siria. Secondo le fonti l’accordo potrebbe essere annunciato dal segretario di Stato americano, John Kerry, e dal ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, già a partire da domani, più probabilmente all’inizio della prossima settimana. Proprio Kerry e Lavrov non erano riusciti la scorsa settimana a Ginevra a raggiungere il ben più ambizioso obiettivo d’imporre una tregua a livello nazionale. Nel frattempo, però, «la Turchia non permetterà che i curdi costituiscano un “corridoio del terrore” al nostro confine sud». Con queste parole, il presidente Recep Tayyip Erdoğan, ha ribadito la posizione di Ankara rispetto all’avanzata dei curdi siriani del Pyd e i fini dell’operazione Scudo dell’Eufrate, con la quale l’esercito turco ha fatto il proprio ingresso nel nord della Siria.

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21 novembre 2018

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