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Speranze di pace
in Sud Sudan

· ​Cessate il fuoco tra fazioni ribelli ·

  Le autorità del Sud Sudan hanno approvato ieri l’accordo che stabilisce il cessate il fuoco firmato il 21 dicembre scorso ad Addis Abeba insieme con i rappresentanti delle fazioni ribelli. La firma è avvenuta nell’ambito del forum di rilancio del processo di pace, indetto dall’autorità intergovernativa per lo sviluppo.

I rivali Riek Machar e Salva Kiir  nei colloqui a Juba (Ap)

«Presidente e governo hanno fatto sapere che l’accordo è approvato e sarà presentato in parlamento per la necessaria ratifica», ha sottolineato il ministro degli affari governativi, Martin Elia Lomuro.

L’intesa è stata raggiunta da tutte le più importanti forze in campo: le due principali — le milizie governative fedeli al presidente, Salva Kiir, e quelle dell’Splm, guidate dal suo ex vicepresidente Riek Machar — e tutte le altre fazioni che si sono moltiplicate in quattro anni di conflitto.

Il Sud Sudan si è reso indipendente dal Sudan nel 2011, ma nel 2013 è precipitato nella sanguinosa guerra civile che ha già causato oltre 300.000 morti. Si contano inoltre quattro milioni di profughi interni ed esterni (fuggiti nei paesi vicini, per la maggior parte in Uganda) e oltre 6,5 milioni di sudsudanesi ridotti alla fame. Su una popolazione di 12 milioni di persone.

Intanto, in questi giorni, ribelli e governo si sono accusati a vicenda di avere violato gli accordi. Sono infatti almeno venti i morti causati dagli scontri avvenuti nel paese da quando è entrato in vigore il cessate il fuoco. Il personale umanitario nella zona di Koch è stato costretto all’evacuazione. Il momento è cruciale perché se la tregua non dovesse reggere, si preannuncia un’esplozione di violenza causa l’avvicinarsi della stagione secca che favorisce sempre i combattimenti. 

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