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Speranza e realismo per ricostruire la Siria

· La visita di una delegazione della Congregazione per le Chiese orientali ·

Speranza e realismo sono i cardini per la ricostruzione materiale, sociale e spirituale della Siria: se ancora oggi si cammina tra macerie e povertà indicibili, non mancano quei passi avanti che fanno intravedere finalmente un futuro di pace e di riconciliazione, nel rispetto della giustizia e della dignità e dei diritti di ogni persona. È una vera e propria road map, non solo spirituale, quella che annualmente traccia sul campo la Congregazione per le Chiese orientali, indicando i punti strategici da sviluppare e facendo, con la visita annuale di una propria delegazione, il punto su presente e futuro della Siria.

Bambine cristiane e musulmane ad Aleppo (foto: Aiuto alla Chiesa che soffre)

E così anche in questo 2017, dal 28 novembre al 5 dicembre, l’arcivescovo segretario Cyril Vasil’ si è recato in Siria «con l’obbiettivo principale di incontrare e ascoltare vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli sulla loro attuale situazione». Con lui ha viaggiato il frate minore Oscar M. Marzo, officiale del dicastero. Come ogni anno, dunque, la Congregazione ha voluto rendersi presente in Siria — un territorio di sua competenza — «per constatare da vicino la situazione delle Chiese orientali cattoliche in un momento in cui è possibile scorgere concreti segnali di speranza». Ad accompagnare la delegazione il cardinale Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria, con il consigliere di nunziatura monsignor Thomas Habib: resta indubbiamente un segno di coraggiosa condivisione con le sofferenze e le paure della gente il fatto che la rappresentanza diplomatica della Santa Sede sia una delle poche che non ha chiuso i battenti in questi anni di crisi.

A Damasco la delegazione romana ha incontrato l’episcopato cattolico, il clero e le comunità religiose nella sede del patriarca greco-melkita Youssef Absi. Quindi è stata la volta dei movimenti laicali, presso la sede della nunziatura apostolica. Non è mancata la visita di cortesia al patriarca siro ortodosso Ignatius Aphrem ii.

Seconda tappa della visita è stata la città di Khabab, nel sud del paese, sede dell’arcieparchia greco-melkita di Bosra-Hauran: gli incontri con il vescovo, i sacerdoti e le religiose e poi con gruppo di fedeli laici hanno preceduto la preghiera vespertina in cattedrale.

A Homs, terza tappa del viaggio, l’arcivescovo Vasil’ ha presieduto la sacra liturgia per l’inaugurazione del nuovo altare della cattedrale greco-melkita, restaurata dopo i danni subiti. Significativo, poi, il momento di preghiera sulla tomba del gesuita Frans van der Lugt, l’ultimo sacerdote rimasto nei quartieri tenuti dai ribelli in quella città e poi assassinato nel suo convento.

Particolarmente eloquente, infine, la sosta ad Aleppo: l’anno scorso per monsignor Vasil’ non era stato possibile arrivarci, ma ora «essendo la situazione nettamente migliore», è stata possibile una visita di tre giorni. Anche ad Aleppo ci sono stati gli incontri con vescovi, clero, comunità religiose e fedeli. Ma anche con i rappresentanti delle Chiese ortodosse, delle comunità protestanti e con i musulmani. La delegazione ha inoltre avuto colloqui con esponenti della società civile, con i parlamentari cristiani e con il governatore.

Di grande significato le visite alle cattedrali distrutte o danneggiate nei pressi di piazza Farhat: quelle armena e maronita in primo luogo, ma anche quella melkita. Pure la cattedrale sira, sebbene in misura minore, ha riportato danni. Nonostante tutto le comunità si sono organizzate approntando strutture alternative per riunirsi. Un momento toccante e carico di speranza è stato l’inaugurazione di un nuovo orologio posto su una delle torri campanarie della cattedrale maronita che si affaccia proprio su piazza Farhat: il tetto è stato completamente distrutto, ma le macerie sono state rimosse e la chiesa ripulita così da permettere ai numerosi fedeli di ritrovarsi.

Il viaggio in Siria si è emblematicamente concluso con la visita agli uffici della Caritas ad Aleppo, nei quali lavorano soprattutto giovani. Di particolare significato la tappa ad Aleppo est, in una zona della città che ha sofferto molto a causa della crisi e che ha riportato ingenti danni alle strutture. L’ufficio Caritas rappresenta un aiuto fondamentale alla sopravvivenza quotidiana di numerose persone che versano in condizioni di indigenza.

Sempre ad Aleppo, l’arcivescovo Vasil’ e il cardinale Zenari hanno anche partecipato alla festa di santa Barbara che segna un po’ il carnevale nei contesti cristiani del Vicino oriente. Un incontro gioioso con protagonisti i bambini e i giovani, capaci di dar vita a uno dei momenti più belli della visita, anche perché ha testimoniato «la speranza in un futuro di pace e serenità». La messa domenicale del 3 dicembre è stata celebrata nella grande chiesa melkita di San Giorgio con la partecipazione di numerosi fedeli, non solo greco-cattolici ma provenienti anche da altre comunità e parrocchie.

Sempre riguardo ad Aleppo, la Congregazione per le Chiese orientali fa notare che «un motivo di preoccupazione per la Chiesa cattolica, fortemente presente in Siria anche attraverso gli aiuti umanitari, è la situazione di totale abbandono in cui versano numerosissimi orfani: si parla di circa seimila bambini che vivono in edifici abbandonati, mancando di tutto il necessario per vivere». Ci sono «varie organizzazioni cristiane desiderose di poterli aiutare, nel massimo rispetto e nella piena collaborazione con le autorità civili e religiose locali».

Inoltre proprio «la sosta a Homs e il trasferimento ad Aleppo — lungo una arteria alternativa visto che parte dell’autostrada che collega le due città è ancora chiusa — ha reso chiaramente visibile il dramma di un paese pesantemente ferito nelle sue strutture: vedere interi quartieri e decine di villaggi pesantemente danneggiati, distrutti e completamente abbandonati ha fornito la cifra esatta di questa drammatica crisi». Ma «ciò che colpisce — ha notato la delegazione del dicastero orientale — non sono state solo le distruzioni, ma anche la totale desolazione di alcune zone e risulta difficile capire se e come chi ha abbandonato quelle case potrà mai farvi ritorno».

Con questa visita la Congregazione per le Chiese orientali ha potuto comunque constatare che, rispetto all’anno precedente, «la situazione è tangibilmente migliorata». Le infrastrutture, come le reti elettrica e idrica, sono in fase di ricostruzione dopo essere state distrutte e danneggiate sistematicamente. Alcuni tratti delle arterie di comunicazione principali non sono ancora del tutto sicuri e quindi sono chiusi. Ma «ciò che si nota, in maniera palpabile, soprattutto nei centri principali come Damasco e Aleppo, è una grande voglia di tornare alla vita normale da parte della gente e dei giovani in modo particolare».

«La preoccupazione principale emersa negli incontri con i vescovi, i sacerdoti e le comunità religiose — viene rilevato — riguarda il futuro della Siria che, nonostante i segni di speranza, si presenta ancora incerto. La massiccia emigrazione all’estero, soprattutto dei giovani maschi, dei professionisti, dei medici, rappresenta non solo una ferita per la società, indipendentemente dall’appartenenza religiosa, ma anche un grande impoverimento sociale». E «la conseguenza principale è che oggi un grande numero di ragazze cristiane trova difficoltà a trovare un marito nel suo stesso ambiente sociale e religioso e questo rappresenta un grave problema per il futuro dei cristiani». Il fatto poi «che molti medici abbiano lasciato il paese è un enorme impoverimento per le strutture sanitarie siriane pubbliche e private».

Oltretutto secondo gli ultimi dati delle Nazioni Unite, il sessantanove per cento dei siriani vive in condizioni di «estrema povertà». In tutti gli incontri con vescovi e clero, il nunzio ha presentato il progetto «Ospedali aperti», promosso dalla nunziatura apostolica in Siria in collaborazione con la fondazione Associazione volontari servizio internazionale (Avsi) e altri donatori. L’iniziativa nasce dalla constatazione che nei tre nosocomi «cattolici in Siria — due a Damasco e uno ad Aleppo — ci sono ancora posti letto disponibili: l’obiettivo è metterli a pieno regime e dare la possibilità ai malati poveri, cristiani e musulmani, di curarsi gratuitamente». Un comitato controllerà l’effettiva situazione economica dei richiedenti.

Resta, purtroppo, «il dramma della estrema penuria di medici e infermieri, la maggior parte dei quali ha lasciato il paese». Negli incontri è stata fatta una menzione anche dell’accordo di collaborazione tra l’Organizzazione mondiale per la sanità (Oms) e l’ospedale pediatrico romano Bambino Gesù «che ha come obiettivo il supporto al sistema sanitario della Siria per migliorare l’assistenza per bambini e adolescenti attraverso l’aggiornamento della formazione specialistica del personale medico e infermieristico dell’ospedale pediatrico universitario e del centro cardiovascolare dell’ospedale dell’università Al Muwassat di Damasco».

In conclusione, la delegazione della Congregazione ha potuto toccare con mano le «numerose aspettative che la società cristiana nutre verso la Chiesa, soprattutto per quanto riguarda il processo di ricostruzione non solo materiale, ma anche umano, civile e spirituale». C’è sicuramente un’accresciuta consapevolezza dell’importanza «che i rappresentanti cristiani presenti nelle istituzioni siriane, come il parlamento, vengano coinvolti nell’auspicabile raggiungimento di una “laicità positiva” che veda i cristiani cittadini a pieno titolo, con uguali diritti e doveri».

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