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Spazio della tenerezza di Dio
per i più poveri

· Omelia dell’inviato papale per il centenario dell’incoronazione della Vergine di Chiquinquirá ·

«Spazio della tenerezza e dell’amore di Dio verso i poveri, i semplici e i piccoli». Così il cardinale brasiliano Raymundo Damasceno Assis ha definito il santuario nazionale mariano eretto in onore della patrona della Colombia, presiedendo il 9 luglio, come inviato speciale del Papa, la celebrazione del centenario dell’incoronazione della Vergine di Chiquinquirá.

Riproduzione dell’immagine della Vergine dalla tela originale del 1562  che si conserva nel santuario colombiano

All’omelia l’arcivescovo emerito di Aparecida ha raccomandato ai presenti di «soffermarsi un po’ a recitare il rosario» visto che questa pia pratica «aiuta a superare le situazioni difficili che dobbiamo affrontare ai nostri tempi». Quindi ha sottolineato come «molte volte recitare il rosario in famiglia o in comunità è abbastanza difficile», ma — ha assicurato — «gli effetti di questa preghiera sono di incalcolabile beneficio». Essa, ha aggiunto il porporato, «fa di noi persone molto più contemplative».

Dopo aver ricordato le parole di Giovanni Paolo ii all’Angelus del 29 ottobre 1978, il secondo del suo lungo pontificato — «Il rosario è la mia preghiera prediletta. Preghiera meravigliosa! Meravigliosa nella sua semplicità e nella sua profondità» — il celebrante ha esortato a prendere tra le mani la coroncina, scoprendo nuovamente «la Scrittura, in armonia con la liturgia nel contesto della vita quotidiana».

Come inviato di Papa Francesco, il cardinale ha affermato di voler consacrare la Colombia alla Vergine di Chiquinquirá. «Come non soffermarsi davanti questa immagine e supplicarla che continui a sostenere e a fortificare il popolo colombiano». Portando il saluto del Pontefice alle migliaia di pellegrini riuniti per la felice circostanza, il porporato ha manifestato «il suo più sincero sentimento di unità a ognuno dei devoti, che nell’esperienza genuina della loro fede vengono a questo nobile santuario per celebrare i cento anni dell’incoronazione». Allo stesso modo in cui «Dio mi ha concesso la grazia di essere l’arcivescovo di Aparecida in Brasile, dove convivevo con i devoti della patrona e regina del Brasile — ha spiegato — oggi mi sento qui a Chiquinquirá, un pellegrino che è venuto a celebrare l’eucaristia e a recitare il rosario con i devoti della Vergine del Rosario».

Il cardinale ha anche ringraziato i padri domenicani che da molti decenni officiano il santuario colombiano, perché grazie al loro lavoro pastorale e alla loro dedizione lo hanno reso «un luogo di speranza per il popolo» del Paese latinoamericano. I frati predicatori, ha aggiunto, seguendo l’esempio del loro fondatore Domenico di Guzmán, si sono dedicati con fervoroso e paterno atteggiamento a diffondere questa bella devozione.

L’arcivescovo emerito di Aparecida ha infine fatto riferimento al bicentenario dell’indipendenza della Colombia, con l’invito a «rallegrarci nel Signore per questo tempo di grazia e di giubilo». Perché, ha spiegato, «costruire la pace è un vero motivo di incontro fraterno e solidale, e perciò abbiamo bisogno dell’aiuto di Maria nostra Madre». Dopo aver impartito la benedizione apostolica, il cardinale ha affidato ai presenti la consegna di implorare la Vergine di Chiquinquirá affinché protegga la nazione.

All’inizio della messa, l’arcivescovo Luis Mariano Montemayor, nunzio apostolico in Colombia, ha letto la lettera di nomina del cardinale a inviato speciale del Pontefice. Tra i presenti, oltre a numerosi vescovi colombiani e al rettore del santuario, il domenicano Carlos Mario Alzate, anche il presidente della Repubblica, Iván Duque Márquez. Il capo dello Stato ha dichiarato di essere venuto come un pellegrino per rendere onore alla patrona che ha illuminato la Colombia in tutti i momenti, quelli di gioia come in quelli difficili, ma sempre ha saputo guidare la nazione per il sentiero del bene e in mezzo alle avversità.

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