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Spagna a rischio paralisi

· Rajoy al lavoro per formare il nuovo Governo ·

Ma i socialisti si dividono sulle possibile alleanze

Il presidente del Partito popolare spagnolo Mariano Rajoy (Ansa)

Dopo le elezioni legislative di domenica scorsa in Spagna, che hanno cancellato le certezze di 40 anni di bipartitismo Pp-Psoe e determinato un Parlamento frammentato e senza maggioranza assoluta, spetta ora al presidente del Governo, Mariano Rajoy, leader del Partido popular, fare il primo tentativo per formare il nuovo Governo. Rajoy, arrivato primo al voto con 123 seggi su 350 (pur perdendone 63), ha detto ieri sera che avvierà un dialogo con gli altri partiti per tentare di formare un Esecutivo stabile. Una missione particolarmente ardua, con un Parlamento diviso, senza maggioranze chiare, sull’orlo della ingovernabilità, in un clima di veti incrociati fra i quattro principali partiti. «La Spagna non può permettersi un periodo di stallo politico» ha affermato Rajoy nel rivendicare la vittoria alle legislative, invitando i dirigenti degli altri partiti ad agire con «senso della responsabilità e lungimiranza politica». Ma dai socialisti è subito arrivato un secco rifiuto. «La Spagna ha votato per il cambiamento. Ora sta al Pp cercare di formare un Governo, ma i socialisti voteranno contro Rajoy e il Partito popolare», ha chiarito César Luena, segretario generale del Psoe. L’allarme ingovernabilità ha già fatto cadere del 3,6 per cento la borsa di Madrid. Nonostante tutto, Rajoy si è detto molto fiducioso.

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