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Spacciatori di cultura
a Scampia

· ​Punti di resistenza ·

«A quarant’anni dalla nascita di Scampia abbiamo aperto la prima libreria del quartiere: si chiama La Scugnizzeria, ovvero la casa degli scugnizzi, i ragazzi di strada». Così Rosario Esposito La Rossa (classe 1988), primo libraio del quartiere all’estrema periferia nord di Napoli nonché responsabile delle case editrici Marotta&Cafiero e Coppola editore, presenta il suo fiore all’occhiello. Nominato Cavaliere della Repubblica dal presidente Mattarella nel 2016 («per atti di eroismo e impegno nell’integrazione in favore dell’inclusione sociale») recentemente il giovane è stato omaggiato a Milano con un albero e una targa nel Giardino dei Giusti. L’impegno di La Rossa — che ama definirsi uno spacciatore di cultura — prosegue ormai da qualche anno. Nel 2007, insieme con Maddalena Stornaiuolo, ha fondato a Scampia l’associazione Vo.di.Sca (acronimo di Voci di Scampia) in memoria del cugino Antonio Landieri, ucciso dalla camorra mentre giocava a biliardino. Da allora è stato un fiorire di iniziative: la Fabbrica dei Pizzini della Legalità, la squadra Scampia Rugby Football Club, il progetto di agricoltura sociale Fattorie Vodisca. Due anni fa è stata quindi la volta della Scugnizzeria, 140 metri quadri per bambini e ragazzi del territorio, un impegno quotidiano con cui li coinvolge attraverso letteratura, teatro e sport.

«Quando si entra nella nostra libreria, un cartello dice: “Piazza di spaccio di libri”».
«Dove prima si vendeva droga — prosegue La Rossa — ora si spacciano libri. Per comprare un libro nell’area nord di Napoli, prima, bisognava percorrere dieci chilometri: otto fermate della metropolitana. Oggi ci sono scaffali con libri gratuiti, i libri “sospesi”: c’è gente che compra libri per chi non può permetterselo». Queste parole sono tratte dall’“impresa” che La Rossa ha messo a punto proprio in questi giorni, facendo diventare i piccoli lettori di Scampia autori a loro volta. Ecco l’antefatto. Una mattina al centro giunge un pacco: spedito dalle Edizioni EL, contiene una donazione di libri. La gioia è grande: significa che finalmente, al di fuori dei confini della comunità locale, qualcuno comincia a prestare attenzione a quello che La Scugnizzeria sta facendo. Ed è proprio in quella mattina che a La Rossa e ai bambini viene in mente l’idea di scrivere un libro con le storie di tutti: la storia della libreria, quella dei papà in carcere, i sogni, i momenti difficili. Viene perfino trovato il titolo: Piazza di Spaccio di libri. Inizialmente le Edizioni EL sembrano interessate alla proposta, ma pochi giorni dopo arriva il responso: la casa editrice non è interessata alla realizzazione del volume. «È stato un momento di grande sconforto — scrive La Rossa — come avremmo fatto a ritrovare l’entusiasmo?».
Invece è proprio qui che La Scugnizzeria ci dà una grande lezione: i bambini e La Rossa decidono infatti di scrivere un altro libro che parli di sconfitte, che non sempre e non necessariamente sono una sciagura. E per parlare di sconfitta a ragazzi che hanno padri che non usciranno mai dal carcere, a ragazzi che sembrano marchiati a fuoco perché giudicati sin dalla nascita in base al Cap, la chiave viene trovata nello sport. È così che è nato Eterni secondi. Perdere è un’avventura meravigliosa (Torino, Einaudi ragazzi, 2019, pagine 184, euro 14,90) libro che, attraversando tempo e spazio, racconta venti storie di perdenti dello sport: donne e uomini che, pur non avendo vinto, sono ugualmente rimasti nella memoria collettiva per le loro scelte e le loro imprese, guidate non dalla smania del podio ma da altruismo, disobbedienza civile e capacità di dire no. «Atleti e atlete — cioè — che si sono avvalse del diritto di non essere campioni». Attraversando tutto il Novecento dalla grande guerra a oggi, si viaggia tra gli Stati Uniti e la Praga post-Primavera, l’Australia e la Colombia passando Italia, Giappone, Canada, Svezia e così via, incontrando lotte (mai individuali) contro razzismo, maschilismo, antisemitismo che hanno cercato di restituire dignità a neri, nativi, disabili, ultimi, persone fragili e donne.
Basti una storia su tutte. Siamo a Berlino: Hitler è in tribuna per le Olimpiadi del 1936 pronto a premiare gli atleti ariani, quando inizia la finale di salto in lungo. Il tedesco Luz Long frantuma il record olimpico al primo salto; poi è la volta dello statunitense Jesse Owens, salto nullo: l’Olympiastadion impazzisce. Secondo salto: Long frantuma il suo stesso record, Owens è nuovamente oltre la linea bianca. I salti si susseguono e arriva l’ultimo per lo statunitense: se sbaglia è fuori. «Qui succede una di quelle cose che cambiano la storia»: Long si avvicina al rivale, parlottano, il tedesco sembra spiegargli qualcosa, Owens salta: 8,06 metri, nuovo record olimpico e medaglia d’oro. Long si congratula con l’avversario, ma sarà il solo: l’ariano ha aiutato «il negro», Hitler e i nazisti non possono accettarlo. Il perdente Long verrà messo da parte, morirà di lì a breve in guerra, dopo aver scritto però un’ultima lettera all’amico americano. E nel 2009 Julia e Marlene, rispettivamente nipoti di Long e di Owens, inaugureranno insieme i mondiali di atletica. Proprio a Berlino. Eterni secondi è partito per una tournée nazionale tra scuole, biblioteche e librerie. L’evento clou sarà il 30 marzo, quando il libro sarà presentato nell’auditorium della sua Scampia.

di Silvia Gusmano

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16 settembre 2019

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