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Di fronte al crocifisso

· Restaurata una scultura proveniente dall’antico San Pietro ·

È un crocifisso quasi dimenticato, certamente non conosciuto da molti, quello della basilica vaticana, il cui restauro è stato presentato venerdì 28 ottobre durante una conferenza stampa alla quale sono intervenuti il cardinale Angelo Comastri, arciprete della Basilica Vaticana e presidente della Fabbrica di San Pietro, monsignor Vittorio Lanzani, vicario del Capitolo Vaticano e delegato della Fabbrica di San Pietro, e la restauratrice Lorenza D’Alessandro.

Crocifisso della Basilica di san pietro (particolare del Cristo restaurato)

Il lavoro eseguito in occasione del giubileo straordinario della misericordia — grazie al sostegno dell’Ordine dei Cavalieri di Colombo — si è avvalso delle più moderne tecnologie ed è durato più di quindici mesi. È stato condotto da Lorenza D’Alessandro e Giorgio Capriotti, coadiuvati da alcuni valenti collaboratori.
Dalla fine del Cinquecento questa mirabile scultura è attribuita a Pietro Cavallini (1240-1330), definito da Giorgio Vasari «devotissimo e amicissimo de’poveri», il quale in vecchiaia si dedicò con fervore alla religione. La figura del Cristo è colta nell’attimo della morte: il volto è meraviglioso, gli occhi sono ancora aperti, ma le pupille, attonite, sono ormai fisse nell’eterno; la bocca semiaperta ha le labbra tese dell’ultimo spasmo. Si direbbe che viene colto l’istante evangelico del passaggio di Cristo da questa vita terrena, quando secondo i vangeli «Diede un forte grido» (Marco 15, 37) e anche esclamò: «Tutto è compiuto. E reclinato il capo emise lo spirito» (Giovanni 19, 30).
Il restaurato Crocifisso sarà esposto presso l’altare della Confessione nella Basilica Vaticana il prossimo 6 novembre, in occasione del giubileo dei carcerati. Sarà successivamente restituito alla devozione dei fedeli nella cappella del Santissimo Sacramento.

di Pietro Zander

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