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Sotto le bombe leggendo il giornale del Papa

· Gli attacchi alleati su Foggia nell’agosto del 1943 ·

Foggia nel giorni della guerra

Nelle mie divagazioni e ricerche estive incontro a Foggia l’ottantasettenne Matteo Vigilante, un tempo giovane corrispondente accreditato dell’Osservatore Romano, amico di Aldo Moro e figlio spirituale di Pio da Pietrelcina, che aggiunge alla nostra conoscenza un frammento della sua memoria e una testimonianza collegata al giornale. Mi racconta, dunque, l’anziano giornalista che, grazie a monsignor Fortunato Maria Farina — di cui è in corso la causa di canonizzazione — nella diocesi di Foggia veniva diffusa, specie tra i sacerdoti, la lettura dell’Osservatore Romano, in città come nel circondario e nei paesi della provincia. 

E soprattutto nel periodo di guerra, prima che Foggia fosse colpita dai violentissimi bombardamenti che la distrussero quasi interamente, la lettura dei quotidiani cattolici non veniva vista di buon occhio da parte dell’autorità di pubblica sicurezza. Eppure un gruppetto di artigiani di San Marco in Lamis sul Gargano, fedele agli insegnamenti e alle sollecitazioni di monsignor Farina, procurandosi la copia del giornale dal canonico don Michele De Cata, lo leggevano clandestinamente.
Il papà di Matteo Vigilante — sarto e impiegato part-time — insieme a certo Panunzio falegname e ad altri artigiani, in bottega o addirittura all’aperto, in un angolo della villa comunale, ai giardinetti pubblici, sfidando le guardie fasciste, a rischio del posto di lavoro, leggevano coraggiosamente l’Osservatore ricavandone notizie e commenti che indicavano la pace come unico mezzo di risoluzione dei contrasti con le altre nazioni.
Per questo venivano tacciati di socialismo — rischiando addirittura il confino — poiché contrapponevano all’idea del conflitto l’ideale della pace propugnato dalla Chiesa e da Papa Pacelli, a cui proprio monsignor Farina, dopo gli eventi tragici del 19 agosto del 1943, indirizzò un’accorata lettera che vuole tuttora ribadire la stupidità della guerra.
«Beatissimo Padre — si legge nel testo — col cuore stretto dalla grave angoscia del disastro immane che ha funestato la nostra povera Foggia a causa delle incursioni aeree, sento più che il dovere il bisogno di mettere a parte di tanto dolore anche la Santità Vostra».

di Matteo Coco

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22 agosto 2019

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