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Sotto il mantello dei santi

· Il Concilio di Trento e l’uso delle immagini ·

Gli anniversari non sono accompagnati automaticamente da una pioggia di grazie, e la speranza di portare del nuovo alla comprensione del decreto del concilio di Trento «Sull’invocazione, la venerazione e le reliquie dei santi, e sulle immagini sante», quattro secoli e mezzo, giorno più giorno meno, dopo la sua promulgazione è ovviamente ridotta. A questo riguardo lavori di alta qualità sono stati realizzati nel secolo scorso, tra di essi figurano sicuramente in prima linea quelli di Hubert Jedin (1900-1980). Certamente da allora la bibliografia scientifica su questo decreto e soprattutto sui suoi effetti diretti e indiretti, si è accresciuta, ma le ricerche comportanti delle novità di cui bisognerebbe tener assolutamente conto, non sembrano molto numerose.

Tuttavia la novità potrebbe venire d’altrove. Nella misura in cui «ogni storia è storia del presente» (Marc Bloch), e in cui il presente (quello della società globale come quello della Chiesa) non cessa di cambiare, specialmente in materia d’immagini religiose, potrebbe cambiare pure, in conseguenza, lo sguardo che si può portare nel 2013 su quel decreto tridentino. Ed è questo precisamente il nocciolo del nostro intervento: prendere coscienza della distanza che si è scavata da quattrocentocinquant’anni a questa parte nella nostra percezione delle immagini di cui la vita cristiana e,  chi lo sa, la nuova pastorale, può fare uso con qualche profitto. In queste condizioni diventa allora necessario porsi la domanda radicale : il decreto del concilio di Trento può ancora, nel xxi secolo, illuminare la strada della Chiesa nel Paese delle immagini? Grande, infatti, è la distanza che la Chiesa e la società odierna (in Francia, in Italia, in tutta l’Europa) hanno preso dal decreto tridentino. Tra il mondo d’immagini che ci avvolge quotidianamente e quello al quale accedevano i fedeli della seconda metà del xvi secolo, è appena necessario sottolinearlo, lo scarto è diventato considerevole. Il concilio di Trento coincide con un’epoca di affollamento di santi, di santi venerati, di fatto, dai fedeli con fervore, e dalla Chiesa nella liturgia, con le loro feste, e i loro santuari, contro i quali Lutero aveva voluto reagire. Quello del Vaticano ii, in Sacrosanctum concilium, promulgato il 4 dicembre 1963, giorno più giorno meno quattrocento anni dopo il decreto tridentino, dà l’impressione di un netto colpo di freno in senso  restrittivo: «verrà fermamente mantenuta la pratica di proporre nelle chiese immagini sacre alla venerazione dei fedeli; ma esse saranno esposte in numero limitato e in giusta disposizione, in modo da non suscitare stupore nel popolo cristiano e favorire una devozione mal orientata».

di François Boespflug

 

 

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21 agosto 2018

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