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L’Europa invita
al dialogo per la Catalogna

· Sostegno a Madrid da Juncker, Tusk e Macron mentre nella regione si tiene uno sciopero generale ·

Un negozio di Barcellona chiuso per lo sciopero generale (Afp)

Comincia ad acquisire contorni più chiari l’entità del voto per l’indipendenza della Catalogna svoltosi domenica tra polemiche e forti momenti di tensione. Complessivamente si sono espressi a favore della secessione circa il 90 per cento dei catalani che hanno deciso di recarsi alle urne, e cioè più di due milioni e duecentomila votanti su oltre cinque milioni di aventi diritto.

E mentre oggi nella regione è stato convocato lo sciopero generale, il ministro dell’economia spagnolo, Luis de Guindos, ha sottolineato che, a suo avviso, il referendum non ha avuto nessuna importanza, perché nessuno il giorno dopo parla dei risultati. «Era soltanto — ha sottolineato — un iter procedurale, illegale e incostituzionale. Tutti sapevano che non c’era nessun tipo di controllo ai seggi, nessuna garanzia. Il referendum era solo una scusa per poi arrivare alla dichiarazione di indipendenza da parte della Catalogna, indipendenza che non verrà mai concessa».

In Catalogna oggi è giornata di sciopero generale, ma secondo le agenzie di stampa internazionali Barcellona non è paralizzata: lo sciopero è cominciato con i trasporti che funzionano al 40 per cento, al di sopra dei servizi minimi decretati dalla Generalitat e fissati al 25 per cento. La mobilitazione è stata convocata da sindacati minoritari. I sindacati maggiori hanno invece chiesto scioperi concordati tra imprese e lavoratori e atti di mobilitazione contro la «risposta sproporzionata» delle forze di sicurezza nel giorno del voto al referendum indipendentista.

Il presidente del governo spagnolo, Mariano Rajoy, ha intanto incontrato ieri a Madrid i leader del Partito socialista e di Ciudadanos per cercare una via comune nella risoluzione della crisi catalana. Le posizioni restano comunque distanti: negli ultimi giorni, Pedro Sánchez, a capo del Partito socialista, è favorevole a un maggior dialogo con i separatisti catalani. Albert Rivera, leader di Ciudadanos, chiede l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione spagnola, ovvero la sospensione dell’autonomia della regione per convocare nuove elezioni regionali.

Rajoy ha anche sentito telefonicamente il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, che ha ribadito l’incostituzionalità del referendum, sottolineando però la necessità di aprire un dialogo e di rifiutare la violenza. Solidarietà all’esecutivo spagnolo è giunta anche da Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, mentre il presidente francese Emmanuel Macron ha espresso il proprio sostegno alle posizioni di Madrid, ribadendo la necessità di preservare l’unità costituzionale della Spagna.

Da parte sua, il presidente della regione, Carles Puigdemont, ha chiesto il ritiro delle migliaia di agenti della polizia spagnola giunti in Catalogna per impedire il referendum e ha auspicato che si possa avviare un processo di mediazione internazionale per giungere a una soluzione della crisi. Secondo Puigdemont la mediazione dovrebbe essere svolta da istituzioni specializzate nella risoluzione di conflitti e patrocinata dall’Unione europea.

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