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Sostegno
al Governo libico

· Ribadito dalla conferenza internazionale a Vienna ·

I partecipanti alla conferenza di Vienna (Afp)

La conferenza di Vienna organizzata da Italia e Stati Uniti segna la svolta in Libia: 20 Paesi, tra i quali i membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu e l’Egitto hanno sottoscritto una dichiarazione che riconosce l’operatività del Governo di unità nazionale libico del premier designato, Fayez Al Sarraj, e apre la strada all’alleggerimento dell’embargo sulle armi, all’addestramento ed equipaggiamento della Guardia presidenziale soprattutto in chiave anti-Is, a una strategia concreta per il contrasto al traffico di esseri umani. Il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, nella conferenza stampa congiunta con il segretario di Stato americano, John Kerry, e lo stesso Al Sarraj, ha poi ribadito che per stabilizzare la Libia «non ci sarà alcun intervento militare straniero». Anzi, per fronteggiare il cosiddetto Stato islamico c’è bisogno di un comando unificato, di allargare il consenso all’accordo politico, «anche coinvolgendo il generale Khalifa Haftar». L’Italia, e i suoi alleati, è pronta «ad addestrare ed equipaggiare le forze militari libiche come chiede il Governo Al Sarraj». Roma, ha spiegato a margine del vertice, assieme agli altri Paesi europei della conferenza ha declinato l’invito dell’Onu a proteggere gli uffici della missione delle Nazioni Unite a Tripoli, «per la quale serve una forza multinazionale», la stessa schierata a difesa delle sedi Onu nelle aree più sensibili. E se i firmatari dell’intesa di Vienna si dicono pronti da un lato a sostenere il percorso in seno al Consiglio di sicurezza dell’Onu per l’alleggerimento all’embargo sulle armi, dall’altro sottolineano che il bando all’import, in vigore dal 2011, rimarrà valido per tutte quelle forze militari che non si riconosceranno nel Governo di unità e nell’accordo politico libico. Nel documento di Vienna, i firmatari tra i quali naturalmente la Libia, ma anche Egitto, Ciad, Sudan, Tunisia, Algeria e Niger — i Paesi di transito di centinaia di migliaia di disperati in fuga da guerra e povertà — hanno recepito l’invito dell’Unione europea per una strategia contro il traffico di esseri umani.

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22 agosto 2019

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