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Sospeso tra due mondi

· Padre Pio come tramite tra l’attualità e il sovrannaturale ·

«Egli sta fra le due vite, sorridendo, a scambiar parole cogli esseri dei due mondi»: con questa indovinata definizione Emanuele Brunatto, uno dei primi biografi di padre Pio, dà l’idea del potere sovrannaturale che aleggiava intorno al frate di Pietrelcina, santo vivente che poteva mettere i fedeli in comunicazione diretta con l’aldilà. Potere tormentato e tormentoso, che lo aveva portato, ancora ragazzo nella casa paterna, a dure lotte fisiche con il diavolo, e che lo segnò per sempre con malattie croniche molto dolorose. Era questo il prezzo che pagava per muoversi, lui mortale, fra i due mondi: per questo i fedeli lo amavano, per questo gli erano profondamente grati.

Naturalmente tali qualità non attirarono solo malati nel corpo e nell’anima ansiosi di essere guariti, ma anche persone disoneste, che a più riprese cercarono di ricavarne vantaggi materiali. Perché intorno a padre Pio — per ripagarlo delle grazie ricevute, per convincerlo a farne altre — di soldi ne giravano molti. Soldi che egli, sempre vissuto in radicale povertà, cercò di indirizzare verso la costruzione di un grande e moderno ospedale, ma che qualche volta sfuggirono al suo controllo.

Come quando un gruppo di frati mise in atto un lucroso commercio di bende che — dicevano — erano macchiate dal sangue delle stigmate del padre. I poteri di padre Pio erano evidenti, sotto gli occhi di tutti: leggeva nelle anime, vedeva i peccati di ciascuno e ammonendo ne riportò molti a una vita migliore, di credenti coerenti con la fede. Le clamorose conversioni erano probabilmente il miracolo che preferiva, ma intervenne più volte anche per guarire malattie gravi, per risolvere problemi difficili.

Anche se era soprattutto in sua presenza che si verificavano questi miracoli, il frate sapeva intervenire anche se invocato da luoghi lontani, e talvolta si presentava in carne e ossa davanti a un devoto in preghiera, e gli rispondeva, lo toccava, mentre altri nello stesso momento lo vedevano nel suo luogo abituale, a San Giovanni Rotondo.

Questo fenomeno di bilocazione — raro anche nella storia della santità — si accompagnava a un profumo di viole e di rose, che emanava dal suo corpo dolorante, e che talvolta i fedeli sentivano anche lontani, nel momento in cui veniva loro accordata una grazia. O forse sarebbe meglio usare il presente: il fenomeno del profumo, infatti, sembra verificarsi tuttora, insieme ad apparizioni, magari in sogno.

Padre Pio era un mistico con le mani trafitte dalle stigmate, unico uomo a cui questo segno è stato concesso dopo san Francesco, mentre diverse sono le donne stimmatizzate. Ma la sua vita non fu solo funestata da dolori fisici, perché conobbe “persecuzioni”, da parte sia delle gerarchie ecclesiastiche, piene di sospetto nei confronti dei doni miracolosi, sia di chi invidiava il numero crescente dei suoi fedeli, dai poveri contadini del circondario a importanti personalità, non solo italiane, che raggiungevano in pellegrinaggio quel remoto angolo di Puglia per essere aiutati a vivere, per farsi consigliare.

Il frate miracoloso fu sottoposto a molti esami medici, per verificare le sue stigmate — molti sostennero che erano procurate artificialmente — e tutti gli altri effetti prodigiosi, nonché per verificare la sua ortodossia e la sua obbedienza. L’esame più severo fu quello a cui lo sottopose il medico francescano Agostino Gemelli, paladino della razionalità scientifica, che si recò a San Giovanni Rotondo e tornò con un’idea molto negativa sia del mistico che del gruppo ristretto di fedeli che lo circondava.

Il rapporto di padre Gemelli pesò molto negli anni successivi: in curia si confrontarono a lungo due partiti, a favore e contro. Le indagini si moltiplicarono, per alcuni periodi al frate fu impedito celebrare in pubblico e i sospetti sembrarono addensarsi su di lui, mentre la devozione popolare continuava a crescere, indifferente alle sanzioni della gerarchia ecclesiastica.

L’ultimo Papa a volere una severa indagine su padre Pio fu Giovanni xxiii, preoccupato per l’ampiezza del seguito del frate, mentre Paolo vi ebbe nei suoi confronti un atteggiamento più benevolo. Ma fondamentale fu l’appoggio di Giovanni Paolo ii, che lo canonizzò a tempo di record. Si dice infatti che, durante un viaggio in Italia, il giovane Wojtyła si fosse recato in pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo e che lì padre Pio gli avesse profetizzato il papato.

In un mondo dominato da scientismo e materialismo la spiritualità concreta e anche un po’ rustica di padre Pio costituiva un antidoto potente perché, in questo stare fra i due mondi, il frate diveniva un testimone credibile del sovrannaturale, prova evidente dell’esistenza di Dio e del suo intervento nelle vite umane. Una prova volta al bene, sia per aiutare a vivere la sofferenza, che per riportare i peccatori sulla buona strada: devoti e pellegrini, dal più semplice al più sofisticato, sapevano — e sanno — di trovare in lui un conforto al loro dolore e di poter intravvedere un anticipo della verità.

di Lucetta Scaraffia

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24 maggio 2019

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