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Sospesi i finanziamenti a Oxfam

· Dopo gli scandali il governo britannico chiede all’organizzazione elevati standard di controlli ·

Il governo britannico ha sospeso temporaneamente i nuovi finanziamenti per l’ong Oxfam, dopo l’emergere dei casi di abusi sessuali e il sospetto che le denunce siano state coperte all’interno. Per il biennio 2016-2017, Oxfam ha ricevuto 31,7 milioni di sterline, pari a circa 35,8 milioni di euro, dal governo di Londra, a fronte di un un bilancio complessivo di 400 milioni.

Ingresso degli uffici dell’Oxfam a Port Au Prince (Afp)

Il ministro britannico per la cooperazione allo sviluppo, Penny Mordaunt, ha dichiarato che Oxfam «si è detta d’accordo nel non chiedere ulteriori soldi ai contribuenti» fino a quando l’ong non raggiungerà gli «standard elevati» di controllo e verifiche richiesti dal governo. «Chiaramente Oxfam deve fare molta strada prima di poter riguadagnare la fiducia dei cittadini britannici, del suo personale e delle persone che intende aiutare» ha affermato Mordaunt. «Le mosse e l’atteggiamento dell’organizzazione nelle prossime settimane sarà cruciale», ha aggiunto il ministro britannico.

Intanto, sono emersi altri elementi sulla vicenda. Il quotidiano britannico «Times», che ha visionato gli atti dell’inchiesta interna sullo scandalo di Haiti, ha rivelato come Gurpreet Singh, un funzionario di Oxfam coinvolto nello scandalo, fosse stato licenziato «con effetto immediato per cattiva condotta, bullismo e intimidazione del personale britannico». L’udienza disciplinare interna si era tenuta il 17 agosto 2011, ma in ottobre lo stesso manager messo alla porta veniva poi riassunto da Oxfam negli Stati Uniti per un intervento d’emergenza in Etiopia con un contratto di tre mesi. Oxfam ha annunciato che pubblicherà «tutti i dettagli relativi all’inchiesta interna del 2011 riguardo i casi di cattiva condotta professionale ad Haiti». Viene richiesto all’organizzazione anche di rendere conto dei fatti avvenuti in precedenza in Ciad, sotto la guida dello stesso capo missione, il belga Roland van Hauwermeiren. Denunce sul suo conto erano emerse infatti già nel 2006 a seguito del suo incarico in Africa.

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18 giugno 2019

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