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Piccoli ambasciatori

· Alla cerimonia conclusiva nella piazza inferiore di san Francesco ·

È stato affidato alle struggenti note della colonna sonora de La vita è bella l’appello per la pace lanciato al mondo da Papa Francesco e dai leader delle religioni e dagli esponenti delle diverse culture riuniti ad Assisi. Messaggeri di questo appello davanti ai governanti, agli ambasciatori e alle istituzioni sono stati una cinquantina di bambini.

Mentre echeggiava la melodia composta da Nicola Piovani per il film di Roberto Benigni dedicato alla Shoah, sorridendo e tenendosi per mano i piccoli sono saliti sul palco allestito sulla nella piazza inferiore di San Francesco. Molti di loro sono sfuggiti alle guerre o alla miseria. Hanno alle spalle storie di violenza, persecuzione, paura.
La gracile Janine ha ricevuto la pergamena con il testo dell’appello direttamente dalle mani del Papa. Sulla maglietta rosa che indossava c’era un cuore disegnato nel mezzo. Lo scorso 16 aprile, lo stesso Francesco l’aveva presa per mano nel campo rifugiati di Moria sull’isola greca di Lesbo e l’aveva portata con sé in Italia, insieme con altri undici profughi siriani.
Pieni di energia e di allegria, i bambini sono poi ridiscesi dal palco per consegnare l’appello alle autorità sedute nelle prime file. Intanto hanno cominciato a essere scanditi i nomi dei Paesi, delle zone e delle situazioni di conflitto: dalla Siria, alla Nigeria, dall’Iraq al Pakistan, dall’isola di Mindanao nelle Filippine, all’Indonesia, alla Francia colpita da attentati terroristici. E a ogni nome, prima Papa Francesco quindi i rappresentanti delle religioni hanno acceso dei lumini, che sono stati deposti su un grosso candelabro, e hanno firmato l’appello. Era stato letto poco prima da una buddista giapponese a nome di tutti i partecipanti. Poi, sulle note dell’Alleluia di Georg Friedrich Händeln tutti si sono scambiati un segno di pace, a cominciare da Papa Francesco con il patriarca Bartolomeo. Un gesto che simboleggia la volontà di avvicinarsi per rompere la spirale di violenza, gettare ponti di amicizia e di condivisione e conseguire la pace.

di Nicola Gori

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12 dicembre 2019

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