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Sorpresi dalla gioia

· Dialogo in redazione tra il direttore e 150 ragazzi di Gioventù Studentesca ·

«Resti d’inverno / Persi nel vento / Io non mi stanco / E vengo a cercarti / In un sogno amaranto / Così ti cerco / E grido forte / Da in mezzo al mondo»; le parole di È delicato, una delle canzoni più intime e struggenti di Zucchero Fornaciari, accompagnate dalla chitarra di Pietro Toffoletto risuonano chiare e limpide, come una richiesta di aiuto difficile da ignorare. Siamo al terzo piano della redazione de «L’Osservatore Romano» ma sembra di essere in un sit-in anni Sessanta: centocinquanta ragazzi seduti in mezzo a pc e scrivanie che cantano, ascoltano, fanno domande.

È il 30 dicembre, il clima è da ultimo giorno di scuola ma tecnicamente sono già in libera uscita; sono ragazzi di Gioventù Studentesca di Modena, Fidenza, Parma, Reggio Emilia, Abbiategrasso, Arona e Pavia che hanno chiesto di incontrare, durante le loro vacanze romane, il direttore del nostro giornale.

«State quasi occupando metà della Città del Vaticano» — sorride Monda dando il benvenuto ai 150 sguardi che scrutano attenti gli uffici del giornale del Papa. Come la tradizione di «GS» prevede, ogni incontro è introdotto dalla musica. Anche in questo caso chitarra e voce esprimono di più e meglio quello che si vorrebbe dire ma rischia di restare impigliato nella timidezza o nell’imbarazzo.

«Questo cuore sparpagliato / Per il mondo se ne va — canta uno dei ragazzi prendendo a prestito le parole di Zucchero — Questo cuore disperato / È delicato». Questo cuore che batte in mezzo al petto, con il suo sconfinato desiderio di felicità, è delicato, fragile, e molto, molto prezioso: gli anni sono pochi ma c’è già la confusa certezza che il compito più importante della vita sarà proprio questo, custodire le domande del cuore più autentiche e vere, senza accontentarsi di risposte parziali, scorciatoie facili, surrogati banali, offerti a piene mani da una società in cui «di tutto sappiamo il prezzo, ma di niente il valore».

La strada è lunga, e i tornanti a volte difficili da superare, c’è l’università da scegliere, o il lavoro da trovare; la cosa più concretamente utile per chi cammina e ha alle spalle poche primavere è guardare a chi ha già percorso un tratto del viaggio e può condividere la sua esperienza e le sue scoperte. Indicando una direzione.

«Cammina l’uomo, quando sa bene dove andare» cantano i ragazzi, prendendo a prestito stavolta la voce del cantautore Claudio Chieffo. «Il cantastorie ha cominciato a raccontare / Il tessitore ha cominciato a ricamare. / Porta la calce, porta i mattoni il muratore. / Sento la vita che mi scoppia dentro il cuore. / Il popolo canta la sua liberazione». Non stare da soli, imparare a dire «noi» è liberante, la libertà non è assenza di legami, ma è una certezza che si acquisisce solo camminando. A volte servono lunghi anni di attraversamento del deserto prima di arrivare al nocciolo della questione (il The Heart of the Matter di Graham Greene) ma prima o poi «la vita ti stana» risponde Monda raccontando la sua storia, «ti fa scoprire cose di te che neppure immaginavi, fa venire allo scoperto i tuoi desideri più profondi. Come rocce che si sedimentano; a volte serve un terremoto per farle affiorare. O la celebre “crepa” cantata da Leonard Cohen in Anthem. Quella che fa passare la luce». Ogni percorso è unico e irripetibile: per questo si può rispondere a chi ti chiede un consiglio su cosa scegliere solo raccontando la propria storia e parlando delle cose che ti “interessano” in senso letterale, dal latino inter esse, cioè quelle cose che ti “stanno dentro”. Molte delle quali, scoperte praticando «uno sport estremo come insegnare religione a scuola».

Impossibile non citare, a questo punto, «il titolo più bello di tutta la storia della letteratura, di quel geniaccio di Clive Staples Lewis, Sorpreso dalla gioia — continua Monda — A volte siamo chiamati a scegliere in pochi secondi. Ma è un metodo che ricorre spesso nella storia. Così ha fatto anche il Signore nella Bibbia, Gesù nel Vangelo: una cosa è pescare cefali, un’altra essere chiamato a seguire il Figlio di Dio, e un giorno, a morire per lui, crocifisso a testa in giù, come è successo al pescatore Pietro».

La vita è sorprendente, è sempre di più di quello che ti aspetti; il problema è che, come scrive Emily Dickinson «Non conosciamo mai la nostra altezza / finché non siamo chiamati ad alzarci / E se siamo fedeli al nostro compito / arriva al cielo la nostra statura. / L’eroismo che allora recitiamo / sarebbe quotidiano, se noi stessi non c’incurvassimo di cubiti / per la paura di essere dei re». Non rispondere significa non vivere; la vita atterrisce, e l’arte nasce proprio da qui, da questo smarrimento, dal buio di una foresta dove «la diritta via è smarrita». Ma c’è qualcosa che precede sempre la paura, ed è la gioia. «Come insegnano — chiosa il direttore — le prime inquadrature del film Inside/Out della Pixar» un film che impersona le “voci di dentro” con chiarezza e poesia, un racconto di formazione che mette in relazione emozioni e coscienza. Molti fra i capolavori della letteratura di tutti i tempi hanno questo in comune: qualcuno che torna da un’esperienza di morte (o comunque da una situazione di grande pericolo e di grande paura) e racconta la sua storia, come fa Ismaele in Moby Dick di Herman Melville.

«Il direttore — scrive Gianni di Abbiategrasso, raccontando la giornata passata nel nostro giornale sulla rivista «Tracce» — ha risposto alle domande dei ragazzi raccontando di sé, dell’esperienza umana che lo ha portato a dirigere il quotidiano del Papa. Lo ha fatto con episodi della sua vita, consapevole che si risponde meglio testimoniando ciò che si vive, piuttosto che offrendo frasi preconfenzionate».

Trovandosi davanti a studenti coetanei ai suoi ex allievi, continua Gianni, «ha raccontato della visita del Papa alla scuola dove ha insegnato prima di diventare direttore. È stata, ha detto, una grandissima emozione, perché gli ha insegnato che in qualsiasi contesto ci si trovi il metodo è quello del dialogo. Monda ha proseguito dicendo che il suo tentativo è di mettere nell’Osservatore Romano lo sguardo dei giovani. E questo glielo ha insegnato lo stesso papa Francesco che, andando nella scuola di Roma, ha innanzitutto ascoltato i ragazzi. Per questo vorrebbe dare voce ai giovani e per colmare il gap tra le generazioni».

A un ragazzo che gli ha chiesto che cosa potesse fare per il giornale del Papa, «Monda ha risposto — continua Gianni — che già l’inquietudine stessa è positiva, perché indica dove andare a cercare la risposta. E, come esempio, ha citato il film Ricomincio da capo, che mostra la bellezza della vita, nella quale ogni giorno si riparte con i nostri tentativi». La domanda «Che cosa studiare all’università?» dovrebbe sempre essere preceduta da un’altra domanda: «Perché è bello studiare?». Alle prof che accompagnano i ragazzi si allarga il sorriso: tra i regali per il direttore c’è anche una nuova traduzione di Il sogno di un uomo ridicolo di Fëdor Dostoevskij, a cura di Tat’jana A. Kasatkina ed Elena Mazzola, appena edita dalla Morcelliana; la trasfigurazione del mondo parte dal lavoro su di sé, e la grande letteratura, in questo, è un alleato prezioso.

di Silvia Guidi

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21 gennaio 2020

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