Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Sorpresa argentina

· I risultati del voto per le presidenziali ·

Il voto delle elezioni presidenziali di domenica 25 ottobre segna, senza ombra di dubbio, un cambiamento profondo nell’elettorato argentino. Una svolta a 360 gradi a favore di uno schieramento neoliberista e un durissimo colpo per il partito di governo, artefice, a suo dire, di una ripresa economica dovuta alle politiche distributive.

Daniel Scioli, candidato del Frente para la vittoria, ha ottenuto la maggioranza dei consensi, ma sarà costretto al ballottaggio il 22 novembre. E sarà la prima volta nella storia argentina che il presidente verrà eletto al secondo turno. Il candidato vicino alla presidente uscente, Cristina Kirchner, ha raccolto il 36,8 per cento dei suffragi, contro il 35,4 del principale antagonista, il leader dell’opposizione conservatrice Mauricio Macri. Terzo, nelle preferenze degli elettori, Sergio Massa che ha raccolto circa il 21 per cento dei voti. Dalle primarie dello scorso agosto, Scioli ha perso 3 punti percentuali, mentre Macri, ex sindaco di Buenos Aires, ne ha guadagnati sei.

Ma l’aria di cambiamento che si respira non riguarda solo la scelta del presidente. Maria Eugenia Vidal, candidata di Macri, ha infatti compiuto una sorte di miracolo politico vincendo contro l’uomo forte del kirchnerismo, Aníbal Fernández, in un’elezione che sembrava scontata, nel distretto più difficile e importante del Paese, la provincia di Buenos Aires. È l’area di gran lunga più popolosa dell’Argentina — con circa venti milioni di abitanti che rappresentano il cinquanta per cento della popolazione — ed è la roccaforte storica del peronismo.

Proprio da questo dato elettorale deriva una prima spiegazione dell’affanno di Scioli alle presidenziali. «Chi vince la provincia di Buenos Aires vince il Paese», dicono gli analisti a ogni appuntamento elettorale. La seconda spiegazione si riferisce invece alla grande trasformazione, avvenuta in questa campagna elettorale. L’introduzione di una comunicazione politica dominata dai media, che ha preso il posto della piazza. Una mediocre rappresentazione televisiva ha sostituito i grandi raduni e i piccoli incontri per confrontarsi con gli elettori nei bar o al mercato.

di Silvina Pérez

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 novembre 2019

NOTIZIE CORRELATE