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​Sorpresa alla Biennale

Qual è la new entry più sorprendente alla Biennale di Architettura di Venezia 2018? scrive il «New York Times». A questo interrogativo il quotidiano dà una risposta che non ammette repliche: sicuramente quella della Santa Sede. Alla manifestazione partecipano, per la prima volta, sei paesi, ma non c’è dubbio, sottolinea Elisabetta Povoledo nel suo articolo, che il padiglione della Santa Sede, che si inaugura oggi, sabato 26, è quello che eserciterà la maggiore attrazione, coinvolgendo, in una comune espressione di meraviglia, credenti e non credenti. Una meraviglia che scaturisce da ciò che offre il padiglione (immerso nel bosco dell’isola di san Giorgio Maggiore, all’interno della Fondazione Cini): ovvero dieci cappelle progettate da altrettanti architetti di fedi diverse, i quali si sono ispirati alla Cappella del Bosco di Gunnar Asplud, costruita nel 1920 nel cimitero di Stoccolma. La Santa Sede, ricorda Povoledo, è stata sempre lungo i secoli la promotrice per eccellenza delle arti in tutte le sue forme ed espressioni, e dunque questo debutto alla Biennale di Architettura di Venezia rappresenta, in qualche modo, il suggello di una tradizione solenne e benemerita, che ha saputo conciliare fede e cultura, visione religiosa e concezione artistica. «The New York Times» si chiede anche quale sarà la destinazione delle dieci cappelle una volta che la manifestazione avrà chiuso i battenti. C’è chi vorrebbe, scrive Povoledo, che esse rimanessero nella splendida cornice dell’isola di san Giorgio Maggiore, c’è invece chi suggerisce che siano collocate in dieci posti differenti. Comunque sia, evidenzia il quotidiano newyorkese, è importante che queste opere, intese come un’esortazione a valorizzare il rapporto tra arte e fede, siano conservate come meritano. Non svilendone il bel significato che incarnano.

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16 luglio 2019

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