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Sorpresa africana

· La conferenza stampa del Papa durante il volo di ritorno dall’Africa ·

Durante il volo che da Bangui lo ha portato a Roma al termine del suo viaggio in Africa, Papa Francesco ha incontrato i giornalisti a bordo dell’aereo in una conferenza introdotta dal direttore della Sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi. Pubblichiamo la trascrizione del colloquio.

(Bernard Namuname). In Kenya lei ha incontrato le famiglie povere a Kangemi. Lo stesso giorno è andato allo stadio Kasarani dove ha incontrato i giovani. Cosa ha provato mentre ascoltava le loro storie? E cosa bisogna fare per porre fine alle ingiustizie?

Su questo problema, ho parlato almeno tre volte fortemente. Nel primo incontro dei Movimenti popolari, in Vaticano; nel secondo incontro dei Movimenti popolari, a Santa Cruz de la Sierra, in Bolivia; e poi due, altre due: nella Evangelii gaudium, un po’, e poi chiaramente e fortemente nella Laudato si’. Io non ricordo le statistiche e per questo vi chiedo di non pubblicare le statistiche che dirò, perché non so se sono vere, ma ho sentito... credo che l’80 per cento della ricchezza del mondo è nelle mani del 17 per cento della popolazione; non so se è vero, ma se non è vero è azzeccato, perché le cose stanno così. Se qualcuno di voi conosce questa statistica, lo prego di dirla per essere corretto. È un sistema economico dove al centro c’è il denaro, il dio denaro. Io ricordo una volta che ho trovato un grande ambasciatore, parlava francese, e mi ha detto questa frase — non era cattolico — e mi ha detto: “Nous sommes tombés dans l’idolatrie de l’argent”. E se le cose continuano così, il mondo continuerà così. Lei mi domandava cosa ho sentito con le testimonianze dei giovani e a Kangemi, dove ho parlato anche chiaramente di diritti. Ho sentito dolore. E penso a come la gente non se ne accorge... Un grande dolore. Ieri per esempio, sono andato all’ospedale pediatrico: l’unico di Bangui e del Paese! E in terapia intensiva non hanno gli strumenti per l’ossigeno. C’erano tanti bambini malnutriti, tanti. E la dottoressa mi ha detto: “Questi nella maggior parte moriranno, perché hanno la malaria, forte, e sono malnutriti”. Il Signore — ma non voglio fare un’omelia! —, il Signore rimproverava sempre al popolo, al popolo d’Israele — ma è parola che noi accettiamo e adoriamo, perché è Parola di Dio — l’idolatria. E l’idolatria è quando un uomo o una donna perde la “carta d’identità”, il suo essere figlio di Dio, e preferisce cercarsi un dio a propria misura. Questo è l’inizio. A partire da lì, se l’umanità non cambia, continueranno le miserie, le tragedie, le guerre, i bambini che muoiono di fame, l’ingiustizia... Cosa pensa questa percentuale che ha nelle mani l’80 per cento della ricchezza del mondo? E questo non è comunismo, questa è verità. E la verità non è facile vederla. Io La ringrazio di aver fatto questa domanda, perché è la vita...

(Mumo Makau) Quale è stato per lei il momento più memorabile in questo viaggio in Africa? Tornerà presto in questo continente? E quale è la sua prossima meta?

Incominciamo dalla fine: se le cose vanno bene, credo che il prossimo viaggio sarà in Messico. Ancora le date non sono precise. Secondo: tornerò in Africa? Mah, non so... Io sono anziano, i viaggi sono pesanti... E la prima domanda: qual è stato un momento [che mi ha colpito particolarmente]... Penso a quella folla, quella gioia, quella capacità di festeggiare, di far festa con lo stomaco vuoto. Per me l’Africa è stata una sorpresa. Io ho pensato: Dio ci sorprende, ma anche l’Africa ci sorprende! Tanti momenti... La folla, la folla. Si sentono visitati. Hanno un senso dell’accoglienza molto grande. Ho visto, nelle tre Nazioni, che avevano questo senso dell’accoglienza, perché erano felici di sentirsi visitati. Poi, ogni Paese ha la sua identità. Il Kenya è un po’ più moderno, sviluppato. L’Uganda ha l’identità dei martiri: il popolo ugandese, sia cattolico che anglicano, venera i martiri. Sono stato nei due santuari, quello anglicano, prima, poi quello cattolico; e la memoria dei martiri è la sua carta di identità. Il coraggio di dare la vita per un ideale. E la Repubblica Centrafricana: la voglia di pace, di riconciliazione, di perdono. Loro hanno vissuto fino a quattro anni fa, cattolici, protestanti, islamici, come fratelli. Ieri sono andato dagli Evangelici, che lavorano tanto bene, e poi sono venuti a Messa, la sera. Oggi sono andato nella moschea, ho pregato nella moschea; anche l’Imam è salito sulla “papamobile” per fare il giro nel piccolo stadio… È questo: i piccoli gesti, è questo che vogliono, perché c’è un gruppetto che, credo, è cristiano o si dice cristiano, che è molto violento, non ho capito bene questo..., ma non è l’Isis, è un’altra cosa. E vogliono la pace. Adesso, si faranno le elezioni, hanno scelto uno Stato di transizione, hanno scelto il sindaco [di Bangui], questa Signora, come presidente dello Stato di transizione, e lei farà le elezioni; ma cercano la pace, tra loro, la riconciliazione, niente odio.

(Philip Pulella) In Uganda ha detto che la corruzione esiste dappertutto, e anche in Vaticano. Qual è l’importanza della stampa libera e laica nello sradicamento di questa corruzione, dovunque si trovi?

La stampa libera, laica e anche confessionale, ma professionale — perché la professionalità della stampa può essere laica o confessionale, l’importante è che siano professionisti davvero, che le notizie non vengano manipolate — per me è importante, perché la denuncia delle ingiustizie, delle corruzioni, è un bel lavoro, perché dice: “Lì c’è corruzione”. E poi il responsabile deve fare qualcosa, fare un giudizio, fare un tribunale. Ma la stampa professionale deve dire tutto, senza cadere nei tre peccati più comuni: la disinformazione — dire la metà e non dire l’altra metà —; la calunnia — la stampa non professionale: quando non c’è professionalità, si sporca l’altro con verità o senza verità —; e la diffamazione, che è dire cose che tolgono la fama di una persona, cose che in questo momento non fanno male, niente, forse cose del passato... E questi sono i tre difetti che attentano alla professionalità della stampa. Ma abbiamo bisogno di professionalità. Il giusto: la cosa è così, così e così. E sulla corruzione, vedere bene i dati e dirli: sì, c’è corruzione qui, per questo, questo e questo... Poi, un giornalista che sia un vero professionista, se sbaglia, chiede scusa: Credevo, ma poi mi sono accorto di no. E così le cose vanno benissimo. È molto importante.

(Philippine De Saint-Pierre) Oggi più che mai il fondamentalismo religioso minaccia il pianeta intero. Di fronte a questo pericolo lei pensa che i dignitari religiosi debbano intervenire di più in campo politico?

Intervenire in campo politico: se vuol dire “fare politica”, no. Faccia il prete, il pastore, l’imam, il rabbino: questa è la sua vocazione. Ma si fa politica indirettamente predicando valori, valori veri, e uno dei valori più grandi è la fratellanza tra noi. Siamo tutti figli di Dio, abbiamo lo stesso Padre. E in questo senso, si deve fare una politica di unità, di riconciliazione... — e una parola che non mi piace, ma devo usarla — di tolleranza, ma non solo tolleranza, convivenza, amicizia! È così. Il fondamentalismo è una malattia che c’è in tutte le religioni. Noi cattolici ne abbiamo alcuni, non alcuni, tanti, che credono di avere la verità assoluta e vanno avanti sporcando gli altri con la calunnia, con la diffamazione, e fanno male, fanno male. E questo lo dico perché è la mia Chiesa, anche noi, tutti! E si deve combattere. Il fondamentalismo religioso non è religioso. Perché? Perché manca Dio. È idolatrico, come è idolatrico il denaro. Fare politica nel senso di convincere questa gente che ha questa tendenza, è una politica che dobbiamo fare noi leader religiosi. Ma il fondamentalismo che finisce sempre in una tragedia o in reati, è una cosa cattiva, ma ce n’è un po’ in tutte le religioni.

(Cristiana Caricato) Mentre noi questa mattina eravamo a Bangui, a Roma si teneva una nuova udienza del processo a monsignor Vallejo Balda, alla Chaouqui e ai due giornalisti. Le pongo la domanda che ci hanno fatto anche molte persone: perché queste due nomine? Come è stato possibile che nel processo di riforma che lei ha avviato, due persone di questo tipo siano potute entrare in una commissione, la Cosea? Crede di aver fatto un errore?

Io credo che sia stato fatto un errore. Monsignor Vallejo Balda è entrato per la carica che aveva e che ha avuto fino adesso. Lui era segretario della Prefettura degli Affari Economici, e lui è entrato. E poi, come è entrata lei, non sono sicuro, ma credo di non sbagliare se dico — ma non sono sicuro — che è stato lui a presentarla come una donna che conosceva il mondo dei rapporti commerciali... Hanno lavorato, e quando è finito il lavoro i membri di quella commissione che si chiamava Cosea sono rimasti in alcuni posti, in Vaticano. Vallejo Balda, lo stesso. E la signora Chaouqui non è rimasta in Vaticano perché è entrata per la commissione e poi non è rimasta. Alcuni dicono che si è arrabbiata di questo, ma i giudici ci diranno la verità sulle intenzioni, come l’hanno fatto... Per me [ciò che è uscito] non è stata una sorpresa, non mi ha tolto il sonno, perché propriamente hanno fatto vedere il lavoro che si è incominciato con la Commissione di Cardinali — il “C9” — di cercare la corruzione e cose che non vanno. E qui voglio dire una cosa — non c’entra con Vallejo Balda e Chaouqui, ma in generale, e poi torno, se Lei vuole —: la parola “corruzione” — l’ha detto uno dei due kenyani — tredici giorni prima della morte di san Giovanni Paolo ii, in quella Via Crucis, l’allora cardinale Ratzinger, che guidava la Via Crucis, ha parlato delle “sporcizie della Chiesa”: lui ha denunciato questo! Per primo! Poi muore il Papa nell’ottava di Pasqua — questo era il Venerdì Santo —, muore Papa Giovanni Paolo, e lui è diventato Papa. Ma nella Messa “pro eligendo Pontifice” — lui era Decano — lui ha parlato della stessa cosa, e noi lo abbiamo eletto per questa sua libertà di dire le cose. È da quel tempo che c’è nell’aria del Vaticano che lì c’è corruzione, c’è corruzione. Su questo giudizio, io ho dato ai giudici le accuse concrete, perché quello che importa, per la difesa, è la formulazione delle accuse. Io non le ho lette, le accuse concrete, tecniche. Io avrei voluto che questo finisse prima dell’8 dicembre, per l’Anno della Misericordia, ma credo che non si potrà fare, perché vorrei che tutti gli avvocati che difendono abbiano il tempo per difendere, che ci sia la libertà di difesa, tutta. È così: come sono stati scelti, e tutta la storia. Ma la corruzione viene da lontano.

(Cristiana Caricato) Ma lei come intende procedere perché questi episodi non si possano più verificare?

Mah... io ringrazio Dio che non ci sia Lucrezia Borgia! [ridono] Non so, continuare con i cardinali, con la commissione a pulire... Grazie.

(Néstor Pongutá Puerto) Vorrei farle una domanda particolare. È un argomento specifico che ha a che fare con un cambiamento politico in America Latina, compresa l’Argentina, il suo Paese, nel quale c’è ora il signor Macri dopo 12 anni di “kirchnerismo”, sta cambiando un po’... Che cosa pensa di questi cambiamenti, di come stia prendendo una nuova direzione la politica latinoamericana, del continente dal quale lei stesso proviene?

Io ho sentito qualche opinione, ma davvero di questa geopolitica, in questo momento non so cosa dire, davvero. Davvero, non so. Perché, ci sono problemi in parecchi Paesi su questa linea, ma davvero non so perché o come è incominciato, non so perché. Davvero. Che ci sono parecchi Paesi latinoamericani in questa situazione un po’ di cambiamento, questo è vero, ma non so spiegarlo.

(Jürgen Baetz) L’aids è la prima causa di morte tra i giovani africani. Lei ha incontrato bambini sieropositivi e ha ascoltato una testimonianza commovente in Uganda. Eppure, ha detto molto poco su questo argomento. Noi sappiamo che la prevenzione è fondamentale. Sappiamo anche che il profilattico non è l’unico mezzo per fermare l’epidemia. Sappiamo che però è una parte importante della risposta. Non è forse tempo di cambiare la posizione della Chiesa a questo proposito? Di consentire l’uso del profilattico al fine di prevenire ulteriori contagi?

La domanda mi sembra troppo piccola e mi sembra anche una domanda parziale. Sì, è uno dei metodi; la morale della Chiesa si trova — penso — su questo punto davanti a una perplessità: è il quinto o è il sesto comandamento? Difendere la vita, o che il rapporto sessuale sia aperto alla vita? Ma questo non è il problema. Il problema è più grande. Questa domanda mi fa pensare a quella che hanno fatto a Gesù, una volta: “Dimmi, Maestro, è lecito guarire di sabato?”. È obbligatorio guarire! Questa domanda, se è lecito guarire... Ma la malnutrizione, lo sfruttamento delle persone, il lavoro schiavo, la mancanza di acqua potabile: questi sono i problemi. Non chiediamoci se si può usare tale cerotto o tale altro per una piccola ferita. La grande ferita è l’ingiustizia sociale, l’ingiustizia dell’ambiente, l’ingiustizia che ho detto dello sfruttamento, e la malnutrizione. Questo è. A me non piace scendere a riflessioni così casistiche, quando la gente muore per mancanza di acqua e per fame, per l’habitat... Quando tutti saranno guariti o quando non ci saranno queste malattie tragiche che provoca l’uomo, sia per ingiustizia sociale, sia per guadagnare più soldi — pensa al traffico delle armi! — quando non ci saranno questi problemi, credo che si potrà fare una domanda: “È lecito guarire di sabato?”. Perché si continuano a fabbricare armi e trafficare le armi? Le guerre sono la causa di mortalità più grande... Io direi di non pensare se è lecito o non è lecito guarire di sabato. Io dirò all’umanità: fate giustizia, e quando tutti saranno guariti, quando non ci sarà ingiustizia in questo mondo, possiamo parlare del sabato.

(Marco Ansaldo) Una crisi, a livello internazionale, si è verificata tra Russia e Turchia, una crisi di cui francamente non si sentiva il bisogno, in questa “terza mondiale a pezzi”, di cui lei parla, nel nostro mondo. Qual è la posizione del Vaticano, in questo? Vorrei anche chiederle se, per caso, lei ha pensato di andare per i 101 anni degli eventi in Armenia, che ci saranno in aprile, il prossimo anno, così come aveva fatto lo scorso anno in Turchia.

L’anno scorso io ho promesso ai tre Patriarchi [Armeni] di andare: la promessa c’è. Non so se si potrà fare, questo, ma la promessa c’è. Poi, le guerre: le guerre vengono per ambizione, le guerre — parlo delle guerre non per difendersi giustamente da un aggressore ingiusto —, ma le guerre, le guerre sono un’“industria”! Nella storia abbiamo visto tante volte che un Paese, se il bilancio non va bene… “Mah, facciamo una guerra!”, e finisce lo “sbilancio”. La guerra è un affare: un affare di armi. I terroristi, fanno loro le armi? Sì, forse qualcuna piccolina. Chi dà loro le armi per fare la guerra? C’è lì tutta una rete di interessi, dove dietro ci sono i soldi, o il potere: il potere imperiale, o il potere congiunturale... Ma noi, da anni stiamo in guerra e ogni volta di più: i “pezzi” sono meno pezzi e diventano più grandi... E cosa penso io? Il Vaticano non so cosa pensa, ma cosa penso io? Che le guerre sono un peccato e sono contro l’umanità, distruggono l’umanità, sono la causa di sfruttamenti, di traffico di persone, tante cose... Si deve fermare. Alle Nazioni Unite, due volte ho detto questa parola, sia qui in Kenya che a New York: che il vostro lavoro non sia un nominalismo dichiarazionista, che sia effettivo: che si faccia la pace. Fanno tante cose: qui in Africa ho visto come lavorano i Caschi Blu... Ma questo non è sufficiente. Le guerre non sono di Dio. Dio è il Dio della pace. Dio ha fatto il mondo, ha fatto tutto bello, tutto bello e poi, secondo il racconto biblico, un fratello ammazza un altro: la prima guerra, la prima guerra mondiale, tra fratelli. Non so, così mi viene. E con molto dolore lo dico... Grazie.

(François Beaudonnet) Oggi a Parigi inizia la Conferenza sul cambiamento climatico. Siamo sicuri che la Cop21 sarà l’inizio della soluzione?

Io non ne sono sicuro, ma posso dirLe che o adesso o mai! Dalla prima, che credo sia stata a Tokyo, ad adesso, si è fatta poca cosa, e ogni anno i problemi sono più gravi. Parlando in una riunione di universitari su quale mondo noi vogliamo lasciare ai nostri figli, uno ha detto: “Ma Lei è sicuro che ci saranno figli di questa generazione?”. Siamo al limite! Siamo al limite di un suicidio, per dire una parola forte. E io sono sicuro che quasi la totalità di quelli che sono a Parigi, al Cop21, hanno questa coscienza e vogliono fare qualcosa. L’altro giorno ho letto che in Groenlandia i ghiacciai hanno perso miliardi di tonnellate. Nel Pacifico c’è un Paese che sta comprando da un altro Paese terre per traslocare il Paese, perché entro 20 anni quel Paese non ci sarà più... No, io ho fiducia. Ho fiducia in questa gente, che farà qualcosa; perché, io direi, sono sicuro che hanno buona volontà di fare, e mi auguro che così sia. E prego per questo.

(Delia Gallagher) Cosa l’islam e gli insegnamenti del profeta Mohamed hanno da dire al mondo di oggi?

Non capisco bene la domanda... Si può dialogare, loro hanno valori. Tanti valori. Loro hanno tanti valori e questi valori sono costruttivi. E io ho anche l’esperienza di amicizia — è una parola forte, “amicizia” — con un islamico: è un dirigente mondiale... Possiamo parlare: lui ha i suoi valori, io i miei. Lui prega, io prego. Tanti valori... La preghiera, per esempio. Il digiuno. Valori religiosi, e anche altri valori. Non si può cancellare una religione perché ci sono alcuni gruppi — o molti gruppi — in un certo momento della storia, di fondamentalisti. È vero, le guerre fra religioni sempre ci sono state, nella storia, sempre. Anche noi dobbiamo chiedere perdono. Caterina de’ Medici non era una santa! E quella guerra dei Trent’anni, quella notte di San Bartolomeo... Dobbiamo chiedere perdono anche noi, degli estremismi fondamentalisti per le guerre di religione. Ma loro hanno valori, con loro si può dialogare. Oggi sono stato in moschea, ho pregato; anche l’Imam ha voluto venire con me a fare il giro al piccolo stadio dove c’erano tanti che non sono potuti entrare... E sulla papamobile c’erano il Papa e l’Imam. Si poteva parlare. Come dappertutto, c’è gente con valori, religiosa, e c’è gente che non è così... Ma quante guerre, non solo di religione, abbiamo fatto noi cristiani? Il sacco di Roma non l’hanno fatto i musulmani! Hanno valori, hanno valori.

(Martha Calderón Castro) Sappiamo che andrà in Messico. Ci piacerebbe sapere qualcosa di più di questo viaggio e anche se all’interno di questa linea di visitare Paesi che hanno problemi, pensa di visitare la Colombia o, in futuro, altri Paesi dell’America latina, come il Perú...?

Sai, i viaggi, alla mia età, non fanno bene... Uno può farlo, ma lasciano il segno... Comunque, andrò in Messico. Anzitutto per visitare la Madonna, perché è la Madre dell’America. Per questo vado a Città del Messico. Se non fosse per la Vergine di Guadalupe, io non andrei a Città del Messico, per il criterio del viaggio: visitare tre città o quattro che non sono mai state visitate dai Papi. Ma ci andrò, in Messico, per la Madonna. Poi andrò nel Chiapas, nel Sud, alla frontiera con il Guatemala; poi andrò a Morelia; e quasi sicuramente, sulla via del ritorno verso Roma, farò forse una giornata o un po’ di meno a Ciudad Juárez. Sulla visita ad altri Paesi latinoamericani: nel ‘17 sono stato invitato ad andare ad Aparecida, l’altra Patrona dell’America di lingua portoghese — perché ce ne sono due —, e di là si potrà visitare un altro Paese, fare la Messa ad Aparecida e poi... Ma non so, non ci sono piani... Grazie.

(Mark Masai) Cosa dice al mondo che pensa che l’Africa è soltanto lacerata dalle guerre e piena di distruzione?

L’Africa è vittima. L’Africa sempre è stata sfruttata da altre potenze. Dall’Africa venivano in America, venduti, gli schiavi. Ci sono potenze che cercano solo di prendere le grandi ricchezze dell’Africa. Non so, è il continente più ricco, forse... Ma non pensano ad aiutare a far crescere il Paese, che possa lavorare, che tutti abbiano lavoro... Lo sfruttamento! L’Africa è un martire. È martire dello sfruttamento della storia. Quelli che dicono che dall’Africa vengono tutte le calamità e tutte le guerre, non capiscono bene, forse, il danno che fanno all’umanità certe forme di sviluppo. E per questo io amo l’Africa, perché l’Africa è stata una vittima di altre potenze.

Io ringrazio voi per il lavoro. Adesso viene il pranzo, ma dicono che voi oggi fate digiuno, dovete lavorare su questa intervista!… Grazie tante del vostro lavoro e delle vostre domande, del vostro interesse. Soltanto io vi dico che rispondo quello che so, e quello che non so non lo dico, perché non lo so. Non invento. Grazie tante. Grazie.

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20 agosto 2019

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