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Sorpasso cinese

· Secondo l’Fmi nel 2016 quella del Dragone sarà la prima economia del mondo ·

L’America continua a rallentare a causa degli aumenti dei prezzi energetici

La fine dell’era americana si avvicina: nel 2016 la Cina supererà definitivamente l’economia statunitense e si affermerà come la prima potenza al mondo. La stima è del Fondo monetario internazionale (Fmi), secondo il quale chiunque sarà il prossimo presidente americano sarà anche l’ultimo a guidare l'economia maggiore al mondo.

Il Fondo monetario prevede che l’economia americana continuerà a espandersi a un ritmo contenuto mentre quella cinese manterrà ritmi elevati. Tali ritmi consentiranno a Pechino di superare gli States nel 2016. L’Fmi è giunto a una simile conclusione confrontando il potere d’acquisto di Cina e Stati Uniti, ovvero mettendo a confronto quanto la gente guadagna e spende. L’economia cinese crescerà dagli 11.200 miliardi di dollari del 2011 ai 19.000 miliardi di dollari del 2016. L’economia americana salirà da 15.200 miliardi di dollari a 18.800 miliardi di dollari.

Washington contesta i dati, sottolineando che, anche se continua a soffrire, l’economia statunitense sta comunque migliorando. Questo il messaggio lanciato dal portavoce della Casa Bianca, Jay Carney. Ad aggiungere incertezza — ha sottolineato — è anche l’aumento dei prezzi della benzina che si fa sentire sulle tasche dei consumatori, motore dell’economia statunitense. «La disoccupazione è ancora troppo elevata» ha precisato Carney e, come più volte ribadito dal presidente Barack Obama, la crescita economica attuale non è abbastanza elevata per ridurla. Il dipartimento del Commercio diffonderà giovedì prossimo la prima stima sul pil (prodotto interno lordo) nel primo trimestre. Gli analisti prevedono una crescita inferiore al due per cento. Barack Obama — ha osservato il portavoce Carney — si batterà per assicurare che le misure per risanare i conti pubblici non danneggino la ripresa: imporre condizioni sull'aumento del tetto del debito è «un’idea terribile». Ed è «da pazzi — ha aggiunto — continuare a concedere aiuti alle compagnie petrolifere».

Il capitolo energetico è quello più delicato. «Non c'è una bacchetta magica per abbassare i prezzi della benzina» ha dichiarato Obama, aggiungendo di voler porre fine ai cosiddetti sussidi fiscali, pari a 4 miliardi di dollari, alle compagnie dell’oil and gas. Negli ultimi tempi è stata registrata un’impennata dei prezzi della benzina, arrivati a circa quattro dollari al gallone, e il trend rialzista — secondo gli esperti — dovrebbe proseguire. Un problema, questo, per il 70 per cento degli americani. «Quei quattro miliardi di agevolazioni vanno bloccati; sono soldi vostri — ha detto Obama — che aiutano le compagnie a fare profitti record per gli alti prezzi pagati alla pompa». Quando il prezzo della benzina sale — ha detto il presidente — «vediamo la corsa dei politici che promettono piani per abbassare il prezzo del gas di due dollari; in realtà non c'è una ricetta magica per abbassare il prezzo della benzina». Per Obama la risposta deve essere trovata nelle energie alternative, anche se — ha denunciato — i repubblicani stanno provando a bloccare il 70 per cento della spesa pubblica stanziata per incoraggiare lo sviluppo di progetti di energia pulita. «Invece di supportare fonti energetiche del passato, noi dobbiamo puntare e aiutare quelle future; dobbiamo investire nelle energie pulite e nelle fonti rinnovabili». Ma secondo il premio Nobel all’Economia, Paul Krugman, la ricetta per il calo del debito e del deficit è una sola: un aumento delle tasse, ipotesi alla quale repubblicani e democratici sono contrari.

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