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«Alla religiosa sta bene il rosario ma non il giornale»

· La storia delle suore del Cottolengo ·

Ne Le sorelle dei poveri – Storia delle suore del Cottolengo: un modello femminile di carità (Milano, Rizzoli, 2014, pagine 319, euro 18), Giuliana Galli restituisce alle donne della Piccola Casa di Torino il ruolo di indiscusse, seppur silenziose, protagoniste di una straordinaria opera di fede e servizio.

Le suore Luigine a Viù con le bambine loro affidate

Lo scrive Silvia Gusmano aggiungendo che l’avventura raccontata, infatti, è quella di un variegato esercito femminile — oltre tredicimila suore in quasi due secoli — che ha diffuso in Italia e nel mondo l’insegnamento di Giuseppe Benedetto Cottolengo e ha lasciato ai pochi uomini che le hanno guidate il privilegio di essere ricordati e omaggiati dalla storia. A rendere la lettura avvincente è il carattere paradigmatico dell’esperienza di queste suore, che nella loro paziente subordinazione, ben rappresentano la parabola storica della donna tra Otto e Novecento, dentro e fuori la Chiesa. E, al contempo, l’intraprendenza e la genialità di quante, generazione dopo generazione, hanno allargato la sfera di autonomia delle cottolenghine.

La prima sorpresa sta nello scoprire fino a che punto la co-fondatrice della Piccola Casa della Divina Provvidenza, Marianni Pullini vedova Nasi, ebbe un ruolo decisivo al fianco di Cottolengo. «Le due grandi personalità — scrive Suor Giuliana — condividevano le responsabilità nei confronti delle figlie (…). Modelli spirituali, modelli pratici, entrambi insegnarono un cammino che fu raccolto con entusiasmo». Purtroppo però la figura di questa prima “madre”, quotidianamente legittimata dal santo di Bra non fu da lui istituzionalizzata. Alla morte dei due fondatori, i “padri” che si successero accentrarono il potere decisionale nelle proprie mani, sino a raggiungere il paradosso: «via via che le suore diventavano sempre più il cuore pulsante di tutta l’opera (…) perdevano progressivamente voce in capitolo nelle decisioni importanti, nell’autonomia di azione».

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17 novembre 2018

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