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Somalia prigioniera
del terrore

· Per l’Onu la situazione è sempre più critica ·

Tra gennaio 2016 e 2017 più di 4.500 civili sono stati uccisi o feriti in Somalia, dove il sessanta per cento delle vittime è stato causato dalle milizie armate di Al Shabaab, gruppo terroristico che imperversa al confine tra Somalia ed Etiopia.

Volontari trasportano il corpo di un uomo dopo un attentato a Mogadiscio (Ap)

Gli ultimi dati sul l’instabile paese del Corno d’Africa sono stati diffusi ieri dalle Nazioni Unite e fotografano una situazione drammatica. La Somalia si conferma così una delle nazioni più critiche del continente. Il rapporto stilato dall’Onu precisa che la metà delle persone uccise da ordigni e cariche di mortaio erano civili. Ad aver causato l’altro quaranta per cento di morti «sono stati soldati regolari dell’esercito somalo, caschi verdi dell’Unione africana dispiegati nell’area da un decennio e altri gruppi armati attivi nel paese». I numeri delle Nazioni Unite sono stati pubblicati pochi giorni dopo l’avvio del ritiro di un migliaio di soldati ugandesi dalla Somalia. Nei prossimi mesi anche Kenya, Burundi e Gibuti ridurranno i propri contingenti presenti nel paese nell’ambito della missione dell’Unione africana dislocata nel paese. E questo inevitabilmente complica la situazione. In effetti le decisioni dei paesi africani giungono in un momento di ripresa degli attacchi di Al Shabaab in diverse regioni. Lo scorso ottobre a Mogadiscio oltre 500 persone sono morte in un attentato attribuito al gruppo armato.

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