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​Somalia piegata dalla siccità

· ​Tra carestia e colera ·

In fuga dalla siccità in Somalia (Ap)

Stretta nella morsa di un’atroce siccità, la Somalia rischia la catastrofe. Con sempre meno acqua pulita a disposizione, il paese africano, oltre al rischio di carestia, deve affrontare un aumento esponenziale di casi di colera. Almeno 300 nuovi contagi al giorno, con decine di vittime, la cui assistenza è ostacolata dalle condizioni di sicurezza, che impediscono di raggiungere molte delle aree colpite dalla malattia. Dall’inizio dell’anno, su circa 25.000 infezioni di colera, ci sono stati 450 decessi, molti dei quali avvenuti nel sud del paese, in zone controllate dal gruppo terrorista degli Al Shaabab e quasi inaccessibili agli operatori umanitari. Anche nel 2011 la carestia, innescata dalla siccità, provocò un’impennata di infezioni di colera. Tra fame e malattie, morirono più di 250.000 persone. Quella in corso, tuttavia, rischia di essere una crisi peggiore, visto che la siccità si è dimostrata finora più estesa e persistente. I dati più recenti dicono che 6 milioni di persone — metà della popolazione somala — hanno assoluto bisogno di assistenza umanitaria, con 185.000 bambini gravemente malnutriti e in pericolo di vita. Nel nordest del paese, dove si vive perlopiù di pastorizia, la siccità ha decimato il bestiame e costretto gli abitanti a viaggiare centinaia di chilometri in cerca d’acqua e cibo. Per evitare la catastrofe, le Nazioni Unite hanno chiesto 4,4 miliardi di dollari entro la fine di aprile, ma finora sono arrivati solo 984 milioni. Molte missioni di soccorso non sono quindi potute partire, con il drammatico risultato che un «disastro prevenibile sta diventando rapidamente inevitabile», ha spiegato Adrian Edwards, portavoce dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr). Inoltre, il portavoce dell’Unhcr conferma che con il persistere di conflitti nelle zone di crisi si riduce drasticamente lo spazio di manovra per fare arrivare gli aiuti che si riesce ad assicurare.

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18 agosto 2019

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