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Soluzione diplomatica

· L’appello del sinodo siro-cattolico per la crisi in Medio oriente ·

Occorre quanto prima giungere a una «soluzione diplomatica» per portare la pace in Siria e in Iraq. È quanto chiedono con determinazione i vescovi siro-cattolici in una dichiarazione diffusa al termine del loro annuale sinodo svoltosi nei giorni scorsi ad Harissa, in Libano, sotto la presidenza del patriarca di Antiochia dei Siri, Ignace Youssif III Younan. 

I presuli — secondo quanto riferito da «America Magazine» — tornano a invocare la fine della guerra in Siria, giunta ormai al suo quinto anno, e invitano le nazioni coinvolte nel conflitto a seguire un percorso di «negoziazione per trovare una soluzione politica pacifica».

Nel documento i presuli non mancano di denunciare le «barbarie» compiute dai miliziani del cosiddetto Stato islamico, condannando la profanazione di tombe cristiane e la trasformazione delle chiese in moschee. Similmente viene anche denunciata quella strategia di annientamento del patrimonio culturale e archeologico di Siria e Iraq che ha portato alla distruzione di antichi siti come Palmira e di storici monasteri come quello di Mar Behnam in territorio iracheno e di Mar Elias in terra siriana.

Soddisfazione viene invece espressa per il rilascio, avvenuto all’inizio nel mese di ottobre, di padre Jacques Murad che è così potuto tornare «alla sua Chiesa e al suo popolo dopo quattro mesi e mezzo di prigionia per mano delle forze del terrore». Allo stesso tempo però i vescovi chiedono la liberazione di quanti sono ancora in ostaggio, in particolare di coloro che si trovano nella valle del Khabur, nel nord-est della Siria. E rinnovano l’appello per il rilascio dei presuli di Aleppo — il vescovo siro-ortodosso Gregorios Yohanna Ibrahim e il vescovo greco-ortodosso Paul Yazigi — rapiti nell’aprile 2013.

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