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Soltanto il Vangelo

Il 16 gennaio del 2004 il Santo sinodo del patriarcato di Costantinopoli proclama santa Mat’ Marija, donna straordinaria, animata da una forte sete di autenticità, ribelle dinanzi a qualsiasi genere di conformismo.

Elizaveta Jur’evna Pilenko, detta Liza, nata nel 1891 a Riga, trascorse l’adolescenza a Pietroburgo dove ricevette una raffinata formazione intellettuale. Si appassionò alla letteratura, all’arte, ma anche alla politica. A diciotto anni si sposò con un intellettuale socialista: nella sua ingenua volontà di aiutare tutti, voleva salvarlo dall’alcolismo. Lo lascerà dopo tre anni, nauseata dalla vita mondana pietroburghese, dalle nottate passate a chiacchierare di arte, di poesia, di politica, bevendo e fumando… Tornerà allora nella tenuta paterna ad Anapa, sulle rive del Mar Nero, desiderosa di stare vicina alla gente semplice. Negli anni successivi risiede per un certo tempo a Mosca, poi di nuovo ad Anapa; allo scoppio della guerra, ritorna a Pietroburgo. Le infinite discussioni sulla riforma della società russa non hanno portato ad alcun mutamento reale per la povera gente; la guerra è fonte di ulteriori sofferenze e miserie.

Nel desiderio di approfondire la sua fede Liza chiede di seguire i corsi dell’Accademia teologica. Una donna che nel 1915 vuole studiare teologia! La sua richiesta è respinta; Liza non si arrende e si presenta agli esami da privatista.

Quando nel suo poema dedicato alla figura biblica di Rut, Liza scrive

«Non fa per me un marito saggio, né il destino di una sposa ordinaria. La mia strada è un sentiero arido e sulla mia schiena una pesante croce di legno»

forse, inconsciamente, sta parlando di sé. Ci vorrà ancora del tempo prima che giunga alla piena coscienza della sua vocazione; per il momento è ancora impegnata nell’attività politica nelle file del partito socialista rivoluzionario e, a soli ventisei anni, si trova eletta vicesindaco di Anapa. In mezzo al caos di quei mesi, cerca di governare con fermezza e integrità morale. All’arrivo dell’armata bianca, la falsa accusa di essere filo-bolscevica le procura una condanna a morte dalla quale è salvata grazie a un ufficiale, Daniil Skobcov, affascinato dalla giovane donna. Si sposeranno pochi mesi più tardi e subito inizierà il loro peregrinare esuli in terre straniere; si stabiliranno infine a Parigi.

Aristarkh Lentulov «La cattedrale di San Basilio» (particolare, 1913)

Nonostante l’asprezza delle condizioni di vita di esule e l’immenso dolore per la morte, a soli quattro anni, della sua ultima figlia, Liza non rimane inattiva. Molto presto le vengono affidate responsabilità direttive nel Movimento cristiano degli studenti russi, che la portano a percorrere l’intera Francia alla ricerca degli esuli russi, soprattutto dei più poveri, dei malati. Trova però anche il tempo per scrivere, ricamare, dipingere e seguire corsi all’istituto di teologia ortodossa Saint-Serge.

Nel 1932, pochi giorni dopo aver ottenuto il divorzio ecclesiastico da Daniil Skobcov, Liza pronuncia i voti monastici. Assume il nome di Mat’ Marija, ispirandosi a Maria Egiziaca, la prostituta divenuta esempio di amore passionale trasformato in ardente amore per il Signore.

In tempi di grandi mutamenti nel mondo, Mat’ Marija vorrebbe un mutamento radicale anche della vita monastica. «Non ci è concesso di attenerci alle tradizioni del passato, non possiamo limitarci a ripetere» in «un ostinato desiderio di ribadire a ogni costo le vecchie forme malgrado la mutata situazione». Occorre comprendere le esigenze dei tempi, aderendo alla realtà, alla storia che cambia. «Il principio fondamentale dell’ascetica è una grande semplicità, un cuore che si dilata senza limite». Non ci si salva da soli.

A proposito di un suo articolo dal titolo La mistica dei rapporti interpersonali , diceva: «È il tema della mia vita… Esistono innumerevoli guide e manuali d’istruzione sul rapporto con Dio, mentre nulla è stato scritto sulla mistica del rapporto interpersonale. La via dell’amore di Dio passa per la via dell’amore del prossimo e non esiste altra via». Non si può separare il sacramento dell’altare dal sacramento del fratello.

Mat’ Marija ha combattuto tutta la vita ogni forma di idolatria, quella del potere, delle ideologie, ma soprattutto quelle forme sottili di idolatria che si nascondono in una vita religiosa, «idoli più sottili, più raffinati, il culto della mia famiglia, della mia arte, della mia creatività, del mio cammino, del mio grandioso “ordine di vita”». Che cosa resta? L’Evangelo!

La casa di rue Lourmel, in cui ha trasferito il pensionato per donne povere da lei creato, diventa luogo di accoglienza di poveri, malati, disoccupati. Cerca di aiutare ciascuno e per tutti ha parole di conforto. Nel frattempo si susseguono prove dolorose: la morte della prima figlia, la partenza delle monache che vivevano con lei esasperate dal suo spirito di indipendenza e dalla sua insofferenza dinanzi a qualsiasi regola. Ma vi è anche chi si lascia affascinare e trascinare dal suo entusiasmo, come padre Dmitrij Klepinin che diventa cappellano del pensionato.

Sotto l’occupazione nazista, Mat’ Marija si prodiga per nascondere gli ebrei. Diceva: «Non esiste un problema ebraico, c’è un problema cristiano … Se noi fossimo cristiani autentici, ci metteremmo tutti la stella gialla».

Arrestati dalla Gestapo l’8 febbraio 1943, Mat’ Marija, suo figlio Jurij e padre Klepinin saranno deportati. Mat’ Marija muore a Ravensbrück alla fine di aprile del 1943.

Si può forse restare perplessi dinanzi a un percorso di vita così “disordinato”, ma è proprio questo “disordine”, la sua passione costantemente tradotta in com-passione che fa di Mat’ Marija una donna straordinariamente viva e straordinariamente santa.

di Lisa Cremaschi

L’autrice

Lisa Cremaschi è nata a Bergamo nel 1952. È una sorella della Comunità di Bose. Si dedica alla traduzione di testi dei padri della Chiesa orientale. È inoltre impegnata in attività di predicazione in parrocchie e comunità religiose. Tra le sue pubblicazioni per le Edizioni Qiqajon: Nella tradizione basiliana. Donne di comunione (biografie di monache dell’antichità); Comunione con Dio e con gli uomini (negli insegnamenti di Doroteo di Gaza).

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