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Solo un film

· Acceso dibattito in Russia attorno a «Matilda» ·

«Molti non comprendono perché, nell’anno del centenario della rivoluzione, bisognava sputare ancora pubblicamente addosso a un uomo che è stato ucciso con tutta la sua famiglia, compresi i suoi figli minorenni. La commemorazione della rivoluzione è un motivo per pregare, in ricordo di tutti gli innocenti che hanno sofferto, e non l’occasione per continuare a offendere la loro memoria». 

Nelle settimane scorse anche il metropolita di Volokolamsk, Ilarione, presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del patriarcato di Mosca, è intervenuto per commentare le tensioni sorte in Russia attorno al film Matilda, nelle sale dal 26 ottobre. La pellicola del regista Alexey Uchitel narra della relazione tra il futuro zar Nicola ii Romanov e la prima ballerina del teatro Marinskij di San Pietroburgo, Mathilde Kschessinska, intessuta alla fine del xix secolo, quando l’erede al trono già conosceva la futura moglie e regina, la principessa Alice d’Assia e del Reno, divenuta poi Aleksandra Fëodorovna dopo l’abbandono della fede protestante e la sua conversione alla Chiesa ortodossa. Relazione, raccontano le cronache, portata avanti in gran segreto anche dopo il matrimonio, celebrato nel 1894, ma poi interrotta visto l’interessamento della Kschessinska prima per il granduca Sergej Michajlovič, presidente della Società dei teatri imperiali, e poi per il granduca Andrej Vladimirovič, cugino di Nicola ii, che diventerà suo marito. 

Da mesi, attorno al film, si è acceso un aspro dibattito. Matilda è stato giudicato «calunnioso» da alcuni rappresentanti ortodossi perché sporcherebbe l’immagine dell’ultimo imperatore. Lo stesso patriarca di Mosca, Cirillo, ha detto che il regista ha diritto alla fiction artistica, che però non deve trasformarsi in menzogna (essa «distorce brutalmente la realtà storica e coscientemente induce il popolo all’errore»), e si è augurato che «i ricordi degli eventi del recente passato incoraggino alla riconciliazione e non siano invece fonte di nuova discordia, offendendo i sentimenti e i valori di qualcuno». Va ricordato che il 20 agosto 2000 l’allora patriarca Alessio ii canonizzò e dichiarò santi martiri Nicola Romanov e la sua famiglia — barbaramente uccisi il 17 luglio 1918 da un commando della polizia bolscevica — considerato il contegno da loro tenuto durante la deportazione e la prigionia e il fatto di aver concesso in nome della fede il perdono ai propri carcerieri e carnefici. Quindi, per gli ortodossi russi, per i nazionalisti e per coloro che nutrono sentimenti monarchici (ancora tanti nel paese), l’uscita del film equivarrebbe a un’onta. Alcuni vescovi e il portavoce della casa imperiale, Alexander Zakatov, hanno definito il contenuto della pellicola «blasfemo» ma non ne hanno chiesto la censura nel timore di farle ancora più pubblicità. Purtroppo, nei mesi scorsi, non sono mancati episodi di violenza, minacce, intimidazioni da parte di frange ultraortodosse. Attivisti hanno raccolto più di centomila firme per impedirne la proiezione e un deputato, Natalya Poklonskaya, ha addirittura scritto al procuratore generale domandando di verificare il contenuto del film. Richiesta respinta ma questo è bastato per farne slittare l’uscita.

di Giovanni Zavatta

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21 novembre 2018

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